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Conferenze stampa

Fienga: “Abbiamo comunicato a Daniele la nostra scelta”. De Rossi: “Ringrazio la società però mi sento ancora calciatore”

Le parole del capitano giallorosso che spiega i motivi del suo addio alla Roma

Daniele De Rossi lascia la Roma a fine stagione. Nella conferenza stampa seguente, il calciatore giallorosso racconta il suo futuro nel dettaglio. Ecco le sue parole:


De Rossi saluta i compagni al termine della conferenza stampa

 


13.01 – Prende la parola l’ad Fienga: “Vi abbiamo convocati per comunicarvi che ieri mi sono incontrato con Daniele e gli ho comunicato la decisione della società di non rinnovare il contratto come calciatore a Daniele per l’anno prossimo. Abbiamo parlato a lungo e ho espresso a lui la volontà e il desiderio di averlo in organico nella società, per continuare la sua carriera all’interno della Roma. Personalmente ho sperato, e ancora lo faccio, che Daniele voglia accogliere addirittura l’idea di starmi accanto, perché, mai come in questo momento, mi avrebbe fatto particolarmente comodo avere un vice come lui nel valutare le situazioni e prendere delle decisioni, in un contesto nel quale l’azienda si è resa conto di dover cambiare e correggere alcune scelte fatte in passato, per consentire di ripartire.  Sono convinto che questo tipo di disponibilità Daniele la coglierà, se non subito in futuro. Per lui questa proposta è sempre valida, per la Roma e per il management della Roma.
Daniele ha espresso altre idee che assolutamente rispettiamo e come lui sta rispettando le nostre. Io personalmente sono arrivato da poco ma sono onorato del confronto aperto che ci siamo fatti, trasparente e leale, mi sento di impegnare tutta la società per tutte le possibilità che Daniele vorrà cogliere da qui in futuro da noi”.

Iniziano le domande a De Rossi.

Avresti cambiato qualcosa di questi anni?
“Farei delle scelte diverse riguardo episodi quotidiani, alcune cose dette, alcune cose di campo spiacevoli che mi hanno visto protagonista. Ma per quel che riguarda le mie scelte, la mia continuità nel voler rimanere fedele a questa squadra, non cambierei niente. Metterei qualche coppa nella mia bacheca con una bacchetta magica. Sono sereno di questa scelta, nel corso di questi anni qualche errore è stato commesso ma sarebbe stato difficile il contrario”.

Hai sempre parlato poco. Oggi però quando si è sparsa la notizia i tifosi hanno dato spazio alla retorica: è vero, vinciamo poco, ma per noi De Rossi è una vittoria. Questo per te che cosa è? Una consolazione, o la sintesi dei tuoi sacrifici?
“Semplicemente un dato di fatto. L’hanno dimostrato in tanti anni, nel corso di episodi, più o meno positivi, di tenere a me. Ed io ho fatto la stessa scelta, e non li ho cambiati per qualche ipotetica coppa in più: ci sono stati tre o quattro anni in cui potevo andare in squadre che potessero vincere più della Roma. Ci siamo scelti a vicenda e oggi sarebbe stato un dramma se avessimo detto: “No era meglio andare via e vincere di più”. Lo stato attuale delle cose vede un grande amore che penso continuerà, anche se poi sotto forme diverse. Non escludo che tra qualche anno mi trovere con panino e birra a tifare i miei compagni”.

I tifosi non ti scambierebbero con nessun trofeo. Cosa vuol dire per te?
E’ un dato di fatto, l’hanno dimostrato negli anni di tenere veramente a me. Io ho fatto la stessa scelta, ci sono stati 3 o 4 anni in cui ho avuto l’opportunità di andare in squadre che avrebbero potuto vincere più della Roma. Ci siamo scelti a vicenda, oggi sarebbe un dramma se io o loro dicessimo il contrario. E’ un dato di fatto: c’è un grande amore che penso continuerà sotto forme diverse, non escludo che nei prossimi anni mi troveranno in qualche settore ospiti con birra e panino a tifare i miei amici

Hai sempre detto: “Un solo rimpianto di poter donare solo una carriera alla Roma”. Cosa hai pensato nell’immediato? Questo tuo futuro da calciatore è già orientato?
“Non sono scemo, avevo capito se nessuno ti chiama per ipotizzare un eventuale contratto. Io ho sempre parlato poco poi perché non c’era niente da dire né creare rumore che potesse influire sulla squadra. Ringrazio Fienga per l’offerta e per come sono stato trattato da lui e Massara, la decisione che si prende globalmente. Sono cose che vanno accettate. Futuro? Qualche cosa ho sentito, ero convinto che questa squadra potesse arrivare in Champions. Non volevo distrarmi, stamattina mi sono arrivati 500 messaggi: dopo controllo se ci sarà qualche offerta. Mi sento calciatore e ho ancora voglia di giocare a pallone. Mi farei un torto grande se dovessi smettere ora”.

Non sarebbe stato più giusto che decidessi tu?
“L’ho sempre detto anche a Francesco. La società è lì per decidere su chi deve giocare o no. Penso che sarei potuto essere un giocatore ancora importante per loro, ma le decisioni le prendono le società. Qualcuno il punto lo deve mettere, il rammarico è di non esserci parlato molto. Le distanze non aiutano e spero che in questo la società migliori”.

Fienga: “La prima cosa che ho detto a nome della società, che rappresento da poco, mi rendevo conto e mi scusavo che questo tipo di discorso non fosse avvenuto prima. Ma come sapete quest’anno la società ha subìto diversi scossoni, soprattutto nei quadri dirigenziali e quindi chi doveva occuparsi di queste vicende è stato avvicendato e abbiamo avuto dei problemi. Quindi tutto questo è anche molto figlio di tutto quello che è successo durante l’anno, motivo per cui ben prima che si analizzasse nello specifico, mi ero impegnato con Daniele a raccontare nella maniera più trasparente possibile tutte le valutazioni che avrebbero potuto avere un impatto su questa decisione, decisione che non era stata presa. Nel momento in cui mi sono reso conto che non poteva esser presa una decisione di conferma perché ancora oggi non ci sono queste basi tecniche per cui si può impostare un programma, ma anzi c’è una assoluta consapevolezza di errori commessi recentemente e che devono esser sistemati, quindi di un’autocritica che sta facendo la società, ho spiegato a Daniele che la società non lo poteva considerare più come giocatore. Lo riteniamo invece, anche dalle risposte che sta dando oggi, persona davvero pronto e matura per poterci aiutare a sviluppare e poterci riorganizzare quest’azienda. Daniele è dirigente già da un bel pezzo ma vuole continuare a giocare a pallone. Lui è in grado di aiutarmi e un giorno anche di sostituirmi. C’è un enorme apprezzamento per quello che ha fatto, per il livello e per il supporto che ha dato e che continuerà a dare. Rispettiamo la sua scelta. Lui potrà fare qualsiasi cosa, ho il dovere di dirlo a nome di tutta la società: abbiamo bisogno di lui”.

Dopo una stagione così amara ed un risveglio come oggi. Te la senti di lanciare un’ancora? 
Io posso dare pochi consigli ai tifosi. Quello che posso consigliare e chiedere è di essere vicini ai giocatori. Sono persone per bene e meritano sostegno.

Il ruolo dirigenziale che ti è stato proposto fa rivedere i tuoi piani di fare l’allenatore?
Io ho sempre detto che potrebbe piacermi, potrebbe piacermi studiare per farlo. Il dirigente non mi attira particolarmente, ma qui a Roma avrebbe un senso diverso. La sensazione è che ancora si possa incidere poco, si possa mettere poco in un ambiente che conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco ed un giorno se cambierò idea lo raggiungerò. E’ vero che mi accoglieranno a braccia aperte, ma mi piacerebbe fare un lavoro che vorrei fare. E’ un percorso lungo e devo impararlo.

Il ‘romanismo’ nella Roma è un elemento necessario? 
Il romanismo è importante ed è in mani salde. Lorenzo e Alessandro possono continuare l’eredità, non devono scimmiottare me e Francesco. Cristante non è romanista, ma dà l’anima in campo. La Roma ha bisogno di professionisti, poi se sono romanisti abbiamo fatto bingo. Bisogna fare una squadra ed è lo stato del nostro mercato. Ho detto Cristante ma ne avrei potuto dire tanti altri.

Da questa conferenza, nonostante lo sforzo, il distacco tra società e giocatore. Questo addio te lo immaginavi così?
“Sarà difficile abituarmi. Io voglio giocare, loro non vogliono. Non posso essere felice, non ho rancore. Un giorno parlerò con Pallotta e Franco Baldini, non avrò problemi. Me lo immaginavo zoppo con i cerotti…(scherza). Devo accettarlo, accetto la decisione. Io da dirigente me lo sarei rinnovato il contratto, ho giocato abbastanza bene. Dentro lo spogliatoio non creo problemi, anzi cerco di risolverli. Sono scelte che devi mettere in preventivo”.

Fienga: “Non c’è distacco, nessuno vuole mandar via Daniele da questo club. La pensiamo solo in maniera diversa su come proseguire insieme”.

A Roma la gente vuole restare, dopo un po’ che tutti vogliono andar via. Andati via in tanti e non so che faranno Manolas e Dzeko.
Che è successo dopo Roma-Barcellona?
“Piccolo dispiacere negli anni è che tante volte, anche con la passata stagione, ho avuto la sensazione che la squadra ha fatto un passo indietro sul più bello: ma sono le leggi del mercato. Un rimpianto ma non una colpa, non so come funzionano queste cose. Spero che la Roma, forse con lo stadio, diventi forte come le altre. Tanti giocatori poi m’hanno chiamato: “Quanto stavo bene a Roma” poi si abituano e vincono altrove. Non sono d’accordo su questa squadra, è una squadra che ha futuro. La sensazione è che qualche scelta sbagliata ci sia stata nel recente passato c’è”.

Futuro dopo il 27 maggio?
“Dopo Monchi, non sono andato a chiedere nulla a nessuno. Sensazione che ho sempre avuto, anche nell’ultimo rinnovo di contratto. Il 27 maggio vado in vacanza, ho grande bisogno di passare un po’ di tempo per non pensare al calcio e poi dovrò pensare di trovare una squadra. Nazionale? Ci penseremo, troppe cose da fare”.

Perché in questi anni è mancato lo step decisivo?
“Ogni anno mi viene in mente di cambiare una partita. Vorrei cambiare Liverpool-Roma, forse solo quella. Forse i rimpianti ce l’hanno tutti, anche Messi. Ognuno vive di rimpianti, in un mondo fatto di gente ambiziosa. Per quello che mi riguarda, devo ringraziare Dio per la carriera che ho fatto. Sono un ragazzo fortunato, ho fatto il lavoro che mi piaceva nella squadra che continuerò ad amare. L’astio che sentivo in tutta Italia mi hanno fatto sentire vivo, il calcio è tifo, contrapposizione, anche ignoranza. Mi hanno fatto sentire un simbolo”.

12.45 – Ad accompagnare De Rossi in conferenza stampa ci sarà l’ad Guido Fienga. I primi posti della sala stampa di Trigoria sono a disposizione della squadra.

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Paolo Longo
Mister
2 anni fa

La Roma a differenza di altre squadre ha sempre mantenuto una tradizione per quello che riguarda i suoi simboli e questi fantocci ce ne hanno stroncati due in meno di tre anni…ma complimenti vivissimi a Parlotta e a tutto il suo staff…grazie !!!
Mai vista una società peggiore di questa alla guida della Roma, nemmeno Ciarrapico !!! Siete Vergognosi

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