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Auf Wiedersehen Patrik, genio equilibrista del “Potrei ma non riesco”

Il colpo più costoso nella storia del club giallorosso, svanito dopo qualche (raro) colpo ad effetto

La pressione può essere una scomoda compagna di viaggio, sicuramente uno dei bagagli più impegnativi da portarsi dietro, quasi conviene perdersela nel primo scalo aeroportuale. Ma se si passa l’intera estate (quella del 2017) a vestire, virtualmente parlando, le maglie di tutte le big italiane, il tifoso medio è autorizzato a credere che qui si stia per scrivere la storia: chi lo acquista ha un campione assicurato, in grado di cambiare il volto della propria squadra. Prima la Juventus, poi l’Inter o il Napoli, infine la Roma. Schick, alla fine, diventò giallorosso.

L’espressione pulita che ne esalta i lineamenti del volto ma nasconde una fragilità che, in pochi, avrebbero scovato ad un primo sfuggente sguardo. Il sorriso accennato di chi è forse anche troppo timido per urlare al mondo: “Sì, sono felice!“.
Lo stesso indecifrabile ghigno asettico di quando, dagli spalti, aspettavamo un cenno, di rabbia, di grinta, di voglia, che mai emergeva dalla sua espressione.

Schick saluta così Roma, con l’etichetta del genio calcistico incompiuto, l’artista del “Potrei ma non riesco“, custode di un talento che ha talmente tenuto nascosto e tenuto per sé, che si è perso, chissà dove e chissà perché.
“Si è spento dentro” abbiamo sentito filtrare dalle segrete stanze di Trigoria, raccontato da chi possedeva ancora occhi speranzosi di veder quella fiammella, tutto d’un tratto, riaccendersi sul più bello.
Ma niente: al netto di pochi ed impercettibili sussulti, Schick è rimasto nell’anonimato, nascondendo la sua reale carta d’identità calcistica, rimanendo prigioniero del suo valore economico, senza mai riuscirsi a liberare di questo fardello. O forse il campo non fa sconti e se senti che la maglia pesa più di altre che indossi o hai indossato, vuole dire che non fa per te, non è nelle tue corde.

Siamo costantemente alla ricerca di idoli e miti, in campo soprattutto, quando, guardando le partite con occhi sognanti, siamo pronti a replicare nel nostro piccolo quanto di speciale gli eletti sono in grado di mostrare sul manto erboso.
Così era stato a Genova, con pallonetti, dribbling ubriacanti e giocate dal coefficiente di difficoltà elevatissimo.
Nulla di tutto ciò abbiamo avuto modo di vedere a Roma.
E d’accordo che c’è il mare anche qui, che il clima non differisce così tanto, che si mangia meno pesto e più carbonara, ma La Roma e Roma sono per stomaci forti. Lo dice la storia di questo club.

L’abbraccio spontaneo e caloroso che questa città è in grado di regalarti, senza chiederti nulla in cambio, se non di sentirsi amati come se nel mondo non esistesse alternativa, può diventare soffocante se non lo si riesce a gestire. Come un abbraccio forzato, dal quale diventa sempre più difficile divincolarsi. Ma quando si arriva a quel punto, al termine dell’abbraccio non ricambiato, meglio salutarsi in fretta. Prima che l’amore diventi indifferenza, prima che l’indifferenza tramuti in sopportazione e quest’ultima in antipatia.

Allora “Auf WiedrsehenPatrik, con tutto il cuore. Da chi non è riuscito ad intravedere nulla di quello che avevi promesso, disegnato e tratteggiato in altre latitudini. Da chi ti ha visto spesso annaspare in campo, senza bussola o meta, alla ricerca di un ruolo che non ti sei mai sentito cucito addosso.
Viel glückPatrik, con l’augurio che tu possa ritrovare il tuo spartito, possa ricucire nella fredda Bundesliga quell’ombra lasciata sul prato di Marassi, come Peter Pan ha provato invano per un’eternità a ritrovare (e ricucirsi) la sua.

Con un mix di liberazione e la sensazione dell’ennesima occasione mancata, daremo un’occhiata distratta alle tue gesta in Germania. Sì, distratta perché qui dobbiamo andare avanti, ripartire, ricreare un gruppo, ritrovare delle certezze, riprendere da dove tutto si era interrotto. Perché siamo abituati a fare così, abituati forzatamente a fare a meno di Conti, Di Bartolomei, Giannini, Totti e De Rossi, caro Patrik.
Non faticheremo a voltare pagina alla svelta anche con te, sperando che Kalinic sia più pronto rispetto a te nel farci ricredere sul suo recente passato.
Speriamo tu possa fare altrettanto a Lipsia. E mi raccomando: ago e filo sempre a portata, magari nascosti negli scarpini. Dovesse passare da quelle parti lo Schick di Genova, sarebbe un peccato mortale lasciarselo sfuggire anche questa volta.

“Auf Wiedersehen” Patrik.

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