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Osvaldo: “Mi stavano uccidendo in un bar a Roma. Chiesi a Totti e De Rossi di aiutarmi”

Il centravanti argentino parla del rapporto con l’ex capitano giallorosso

Pablo Daniel Osvaldo torna a parlare di Roma, ma soprattutto di Totti. Queste le sue parole rilasciate all’emittente “TNT Sports“:

“Una volta ero in un bar di Roma e mi stavano quasi uccidendo – ha detto senza svelare ulteriori dettagli – Poi chiesi a Totti e De Rossi di accompagnarmi a sistemare le cose, non sono uno stupido”.

Il rapporto con Totti
“Sono arrivato a Roma, guardavo Totti e non ci potevo credere. C’è voluta solo una una settimana ed era già un amico, un ragazzo di quartiere, proprio come te. Gli dicevo che secondo me era ‘cornuto’. Perché non può essere: era bello, aveva tutto… Il miglior giocatore con cui ho giocato. Gli ho detto che era cornuto perché doveva avere qualcosa che andava storto: invece no, nemmeno quello”.

La fascia da capitano
“Una volta ho indossato la fascia da capitano della Roma perché Francesco era uscito. Ma non mi diede la sua fascia, ne ho usata un’altra e l’ha firmata per me. Mi ha scritto: “Per il mio futuro capitano”.

“Gli dicevo che secondo me era cornuto, perché non poteva essere così perfetto. Aveva una bella faccia, non voglio dare dettagli, ma era anche ben dotato nelle parti intime. Ed era il miglior calciatore con cui abbia mai a giocato. Aveva solo pregi, non aveva nemmeno l’alito cattivo per dire. E sua moglie…Qualcosa di brutto doveva pur averlo, no? Ma in realtà no, non aveva neanche le corna”.

Su Prandelli:

“Avevo fatto sei o sette gol nelle qualificazioni, ero il titolare e avevo la maglia numero 10, ma mi lasciò fuori (dai Mondiali 2014, ndr) perché i giornali gli dicevano che io ero argentino e andava convocato qualcun altro. Spero stia passando male la quarantena”.

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