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Giannini: “Falcao aveva un debole per me. A Friedkin dico di esser presente, anche con i tifosi”

Giannini

L’intervista pubblicata sul profilo Facebook del figlio del “Divino”

“Ai miei tempi, quando ero bambino, non andavano ancora di moda i poster da attaccare in camera. Il mio idolo da piccolo era Gigi Riva. Poi quando giocavo in Primavera alla Roma naturalmente Falcão. Lo seguivo, lo studiavo…” Parte da qui la mia intervista a quello che considero un mio mito di gioventù: Giuseppe Giannini.

Falcão: Che rapporto avevi con mio papà?
Giannini: Tuo papà aveva un debole per me come calciatore. Io avevo il posto fisso accanto al suo. Sull’aereo, a tavola. Magari capitava che lui fosse già seduto a tavola a mangiare, mi vedeva arrivare da lontano e mi faceva segno di mettermi vicino a lui.

Falcão: È vera la storia di mio padre che sull’aereo per Torino (Ottobre 1984) ti disse che dovevi giocare tu al posto suo?
Giannini: Tutto vero. Eravamo sull’aereo e il giorno dopo avremmo giocato contro la Juve. Paulo seduto vicino a me mi fa: “Sei pronto per domani? Perché io non sto bene, molto probabilmente non gioco, ho un problema. Se ti capita durante la partita inserisciti, perché sei bravo.” E feci gol. Il mio primo con la Roma in Serie A.

Falcão: Poi è arrivata la consacrazione e la fascia da Capitano. È difficile essere Capitano della squadra che ami, nella città dove sei nato?

Giannini: Se ti soffermi a pensare a chi l’ha indossata pesa tanto. Prima di me c’era stato Agostino, quindi mi portavo dentro una responsabilità importante. Con gli anni credo sia diventato ancora peggio. Perché c’è stato Totti, De Rossi. Chi la indossa credo debba avere uno spessore caratteriale per poterla reggere.

Falcão: Nel 1986 è arrivata la Nazionale di Azeglio Vicini. Che rapporto avevi con Vicini?
Giannini: Un rapporto molto diretto. Ero l’unico calciatore che chiamava per soprannome: “Principe”. Aveva un debole per me, ma io ho sempre conquistato questa “simpatia” con il rispetto, il lavoro, la professionalità.

Falcão: Un altro allenatore importante per te è stato Carlo Mazzone.
Giannini: Con Carlo Mazzone non iniziò benissimo inizialmente, poi col tempo è diventato quasi un rapporto tra padre e figlio.

Falcão: Hai avuto la fortuna di avere i due Presidenti più importanti della Storia della Roma. Chi era Dino Viola per te?
Giannini: Avevo un po’ capito qual era il suo punto debole: se non andavi tu a cercarlo, se non andavi tu incontro a salutarlo quando lui veniva al campo, era lui che poi veniva da te e diventava gentile, accomodante. Avevo capito che facendo così avrei attirato le sue attenzioni. Avevo un po’ sgamato questa cosa e ci giocavo un po’.

Falcão: E con Franco Sensi?
Giannini: Il rapporto con Sensi non è mai stato idilliaco. Quando lui è arrivato ha trovato Giuseppe Giannini capitano. Pensava che io fossi quello che decideva tutto a Trigoria, ma non era così. Quando stavo per andare via dalla Roma, una volta mi sono tolto la curiosità di chiedergli cosa gli avessi fatto.

Falcão: E lui cosa ti rispose?
Giannini: Mi disse: “Peppe, sai quando un imprenditore compra una società cerca di cambiare quelle che sono le vecchie abitudini, dare una ventata di nuovo”. Però dopo tanto tempo mi richiamò perché mi rivoleva alla Roma in un nuovo ruolo, ma con Baldini non fu possibile.

Falcão: Ho preso tre momenti, tre partite della tua storia Romanista. La prima è Roma-Lecce. Cosa successe quel giorno?
Giannini: Eravamo troppo sicuri di vincere, tanta presunzione, Però già la domenica prima a Pisa facemmo tanta fatica, eravamo in affanno. Avevamo fatto una grande rincorsa. Pagammo la stanchezza e la troppa sicurezza di vincere.

Falcão: Foggia-Roma. È stato il tuo gol più importante?
Giannini: Importante per quel momento. Venivo dal rigore sbagliato al derby, ero stato molto criticato. Se avessimo perso a Foggia saremmo caduti nello sconforto. Dopo quel pareggio però ci rialzammo e sfiorammo la qualificazione in Coppa Uefa.

Falcão: Roma-Slavia Praga. Emozioni di quella notte.
Giannini: Quella sera dovevamo fare un’impresa e ci stavamo riuscendo. Aggiungi poi che io sapevo che sarei andato via a fine stagione e già mi avevano fatto il funerale. Purtroppo non è andata bene, ma giocammo una grande partita.

Falcão: Avresti preferito vincere uno scudetto con la Roma o il Mondiale del 1990?
Giannini: Sono andato vicinissimo a vincere entrambe le cose. Nella grande Roma di Liedholm per alcune gare feci panchina e avrei dovuto giocare l’ultima in casa con il Torino, ma purtroppo fui chiamato in Nazionale giovanile e saltai la partita e la presenza.

Falcão: Te lo senti anche un pò tuo lo Scudetto dell’83?
Giannini: No, mio no. Però mi allenavo sempre con loro, ero convocato. Giocai in Coppa Italia. Con un pizzico di fortuna in più avrei potuto vincere sia lo scudetto che il Mondiale.

Falcão: La gente è ancora legatissima a quegli anni. Alla Roma tua, di Rudi Voller. Secondo te perché?
Giannini: Perché credo che pur non essendo super a livello di calciatori, c’era però attaccamento e la gente lo percepiva. Rappresentavamo la Roma, la romanità e lo spirito romanista. Davamo sempre tutto in campo ed alcune volte riuscivamo anche ad andare oltre le nostre possibilità.

Falcão: C’è una tua foto che i tifosi della Roma amano molto: tu alla prima partita con la maglia dello Sturm Graz con la sciarpa della Roma. Come è nata quest’idea?
Giannini: Giocai la prima partita con lo Sturm Graz a Kapfenberg. Supercoppa d’Austria. Il caso volle che anche la Roma fosse in ritiro a Kapfenberg. Si presentarono allo stadio tantissimi tifosi della Roma.

Falcão: E gli austriaci come la presero?
Giannini: Benissimo. Furono contenti di vedere tanto affetto intorno a me. Sono stati 4 mesi meravigliosi a Graz.

Falcão. Dopo l’Austria, il Napoli.
Giannini: A Napoli sono andato per Mazzone. Mi chiamava tutte le sere, voleva che tornassi in Italia “Peppe mi serve una mano”. Una, due, tre chiamate e poi ho accettato. Ma non durò molto. Mazzone andò via dopo un mese ed allora andai da Ferlaino e gli chiesi di svincolarmi. Ero andato a Napoli solo per Mazzone.

Falcão: Poi Prandelli e il Lecce.
Giannini: Andato via da Napoli sono stato un mese ad allenarmi da solo. Mi chiamò Prandelli e mi disse che si stavano allenando alla Borghesiana e se volessi andare ad allenarmi un po’ con loro. Ho fatto qualche allenamento, hanno visto che ero in buone condizioni e mi hanno preso. Siamo inizialmente retrocessi e poi l’anno dopo siamo tornati in A. Sono stato un anno e mezzo ed è stata una bellissima esperienza.

Falcão: E invece il futuro di Giuseppe Giannini è in panchina?
Giannini: Non è certamente un periodo facile, ma spero di tornare presto ad allenare. Ho una grande voglia.

Falcão: Da allenatore ad allenatore: Ti piace Paulo Fonseca?
Giannini: Nei giudizi sui miei colleghi sono sempre restio, soprattutto se è l’allenatore della squadra della tua città per cui fai il tifo. Io aspetterei a dare un giudizio sul Mister. E’ stato un anno particolare: Coronavirus, infortuni. Aspettiamo quest’anno per un giudizio definitivo.

Falcão: La Roma sul mercato sta cercando un regista. La storia di questo club è fatta di grandi centrocampisti: Falcão, tu, Emerson, DDR, Pizarro, Pjanic. C’è qualcuno che consigli o che ti piace?
Giannini: Mi piace Torreira, Paredes, anche Jorginho che ho allenato a Verona ad inizio carriera. Non è facile però trovare in quel ruolo calciatori all’altezza della piazza. Oltre ad essere bravo, devi avere uno spessore caratteriale. Gestire lo stress di radio, televisioni…

Falcão: Domani ti chiama al telefono il nuovo Presidente dell’As Roma, Dan Friedkin. Qual è il primo consiglio che gli daresti?
Giannini: Il primo, il più importante: La presenza costante a Trigoria. E’ fondamentale. Poi l’appartenenza, non sottovalutare i colori, lo stemma, il rapporto con i tifosi. Anche i rapporti con i calciatori, gli ex. Tutti possono essere di aiuto.

Falcão: Spesso si parla di ridare la maglia numero 10. La toglieresti definitivamente o la daresti a qualcuno?
Giannini: Non sono tra quelli che pensano di non darla più. Può essere un sogno, un obiettivo per chi sta in Primavera. Non è facile ovvio trovarne uno che sia all’altezza di quella maglia. E’ una maglia che pesa, serve personalità, chi meglio di me può dirtelo…

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