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Dalla compagna nutrizionista alla fisio alle 5 del mattino: Roma, ecco i segreti di Viña

Viña

Alla scoperta di Matías Viña

Una fidanzata che studia nutrizione all’Università. Una voglia di allenarsi che lo ha portato a svegliarsi alle 5 di mattina per fare fisioterapia e farsi trovare pronto in palestra senza saltare la scuola. Se c’è una cosa di Matias Viña che sicuramente piacerà a José Mourinho è la sua voglia di sacrificarsi. Quando da ragazzino si ruppe la clavicola prendeva in Uruguay l’autobus all’alba per andarsi a curare. Il (probabile) nuovo terzino della Roma (sbarca domani), che costerà al club giallorosso circa 13 milioni bonus compresi, è molto legato al Palmeiras, con cui ha vinto Coppa del Brasile e Coppa Libertadores, ma non vedeva l’ora, a 24 anni, di vivere un’esperienza in Europa.

Lo farà accompagnato dalla fidanzata Florencia Velasco, che lo segue nell’alimentazione e nella quotidianità insieme al loro cane, un bulldog francese di nome Gino. Per adesso la famiglia è questa, poi si vedrà. Nel frattempo Viña, titolare della nazionale uruguaiana, si concentra sulla carriera e, forse, anche sulla scaramanzia visto che nel 1997, anno in cui è nato, la Roma prese dal Palmeiras un certo Cafu. Senza paragoni ingombranti, Viña arriva a Roma sapendo che fino a gennaio (almeno) il titolare sarà lui, poi si alternerà con Spinazzola.

Il ragazzo è pronto, dall’alto del suo metro e 80 abbondante può giocare anche come difensore centrale ed è atteso a Roma a breve, entro un paio di giorni. Amante del mare, della natura e del mate, ha pochi tatuaggi, adora fare lunghe passeggiate ed è molto legato agli animali. Un ragazzo semplice, che un paio di mesi fa diceva: “Mi piace molto la Premier, è un campionato che sfrutta molto i terzini. Ma anche la Serie A mi piace molto”. Lo ha cercato il Milan, lo ha scelto la Roma puntando su di lui senza indugi dopo il ko di Spinazzola. “Arrivare in Brasile dall’Uruguay mi ha aiutato molto, ora sono un giocatore diverso”, ha ammesso sempre Viña di recente. Adesso lo aspetta l’Europa e la sua nuova vita. Lo scrive La Gazzetta dello Sport.

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