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Sergio si è già preso la squadra: “Champions? Un passo alla volta”

Per il debutto in giallorosso si è tagliato anche la barba. Nuovo look ma vecchie abitudini per Sergio Oliveira

Per il debutto in giallorosso si è tagliato anche la barba. Nuovo look ma vecchie abitudini per Sergio Oliveira che ieri ha subito fatto capire perché Mourinho e Pinto lo volevano così tanto. Ok, il rigore procurato e segnato, l’assist per Zaniolo per il penalty visto dall’arbitro Maggioni e poi tolto dal Var ma la partita del portoghese (primo lusitano in gol nella storia del club) è stata molto altro.

Tre scatti la sintetizzano: prima del fischio d’inizio, già dava indicazioni ai compagni di reparto e alla difesa, come se fosse un veterano dello spogliatoio. Poi, a 5 minuti dal termine, la Roma spreca un contropiede. Rimane comunque in superiorità numerica (5 contro 4).

La palla finisce a lui che anziché cercare di nuovo il pallone in avanti per Abraham, lo gioca all’indietro facendo il classico gesto con le due mani verso il basso nel chiedere calma alla squadra. Terzo ma non ultimo: in un contrasto con Marin, rimane a terra avvertendo un leggero risentimento muscolare. Mou è pronto a sostituirlo ma lui, uscito dal campo, tranquillizza il tecnico e decide di rientrare. Cose banali ma da calciatore esperto che sa quando accelerare o frenare il gioco.

Anche ieri si è capito che non è un regista classico, non è velocissimo ma è comunque un uomo d’ordine. Quello che serviva in una mediana dove si gioca quasi sempre alla stessa velocità. “Era una partita che volevamo vincere e lo abbiamo fatto – ha poi raccontato ai microfoni di Dazn – Un peccato che a causa del Covid ci fossero pochi tifosi. Il rigore? Pellegrini era il primo rigorista, poi purtroppo ha avuto un problema nella rifinitura. Eravamo d’accordo che io rappresentavo la seconda opzione. È andata bene, mi sono sentito a mio agio. Ho fatto quello che Mourinho mi ha chiesto, ringrazio tutti per come sono stato accolto. La corsa alla Champions? Giochiamo una partita alla volta, ora pensiamo alla prossima. Promosso, senza dubbi.

Il Messaggero 

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