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Si gioca a Tirana ma si blocca Roma, “Si dimetta il questore”

Polemiche sulla gestione della Capitale per la sera della finale

La finale si gioca in Albania. Ma, mentre Tirana invita i suoi residenti a lasciare la macchina a casa e prendere i mezzi pubblici, è Roma a bloccare bus e tram. Stop al servizio dalle 22 di oggi fino alle 3 di giovedì. Nulla di nuovo, il blocco è stato già applicato il 5 maggio, in occasione della semifinale di ritorno di Conference League tra Roma e Leicester. Ma allora c’era una partita vera: la replica di questa sera, invece, va in scena con il team giallorosso a distanza di sicurezza e uno stadio riempito a prezzi popolarissimi per guardare la partita in tv.

Un caso che non è sfuggito al popolo dei social. “Siamo alla follia, reiterata”, si legge su Twitter scorrendo tra i commenti alla notizia. Marco Palma, vicepresidente del Consiglio dell’XI Municipio in quota FdI, è furibondo: “Invierò un atto al sindaco. Il questore si dimetta”. Un attacco frontale contro Mario Della Cioppa, titolare di via di San Vitale da un anno. La tragedia di piazza San Carlo a Torino per la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid — tre morti e 1.500 feriti schiacciati dalla calca generata dall’uso di spray urticante da parte di una banda di rapinatori — ha cambiato le regole di ingaggio per i grandi raduni sportivi. Gli eventi capitolini pre-Covid, poi, hanno convinto la questura a bloccare gli autobus.

Tanto in caso di vittoria che di sconfitta della Roma, il rischio di poter finire la nottata con mezzi vandalizzati e conducenti aggrediti ha prevalso su altri ragionamenti. La stessa ratio è stata applicata al momento di scegliere dove posizionare i maxischermi per seguire la finale di Conference League. L’effetto Torino ha sconsigliato immediatamente di puntare sul Circo Massimo. Si è così deciso di convogliare i tifosi allo stadio Olimpico, impianto già pronto a sostenere la presenza di decine di migliaia di spettatori con i suoi sistemi di prefiltraggio. E il Comune? Non interpellato. In Campidoglio ieri c’era chi si lavava le mani della questione (“non ci si può opporre a un’ordinanza del questore”) ma pure chi storceva il naso davanti al disservizio imposto ai romani. Lo scrive La Repubblica.

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