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Stadio a Pietralata: ecco gli architetti del Tottenham

Scendono in campo gli architetti dello splendido impianto londinese

Prima, per le indagini preliminari, i tecnici di Studio Gau. Gli stessi che hanno lavorato allo Stadium della Juventus. Adesso, per sviluppare il concept di un impianto sostenibile a Pietralata, la Roma schiera gli architetti londinesi di Populous. Un altro pool di esperti in materia di stadi: hanno lavorato alla realizzazione dell’Emirates, casa dell’Arsenal, alla ristrutturazione del mitico Wembley, e al Millennium stadium di Cardiff, campo di gioco della nazionale di rugby gallese. Ma il fiore all’occhiello, l’ultimo gioiello, è lo stadio del Tottenham. Costruito sulle spoglie del vecchio White Hart Lane, il nuovo catino intitolato alla memoria di Jimmy Greaves (gloria locale da 469 gol in carriera con una brevissima parentesi italiana al Milan) è considerato come uno degli impianti più avvenieristici al mondo. Costato un miliardo di sterline, è stato inaugurato nel 2019 e, grazie al campo sintetico montato sotto a quello in erba per il calcio, ha ospitato anche le partite organizzate in Europa dalla Lega di football americano.

Un elemento che stuzzica la fantasia dei dirigenti della Roma americana, che vogliono uno stadio vivo e vitale non solo per la Serie A. Non a caso, quando a inizio novembre l’amministratore delegato Pietro Berardi si è trovato a esporre il progetto del futuro impianto giallorosso ai tecnici del Campidoglio, ha sfoderato il jolly Populous. Un marchio che nel mondo dell’architettura per lo sport fa rima con green. L’intesa tra il club di Trigoria e lo studio londinese in realtà non è una primizia. O meglio, lo è se si prende in considerazione la presidenza di Dan e Ryan Friedkin. Prima di loro, però, a mettersi in contatto con Populous era stato l’ex patron James Pallotta. Era il 2012 e la vecchia proprietà, individuata l’area di Tor di Valle, si rivolgeva al team di tecnici inglesi freschi reduci dalla realizzazione del tracciato di Formula Uno di Dubai e dell’Oval Lingotto di Torino. Ora il bis. Lo scrive La Repubblica.

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