Era un martedì mattina come tanti a Roma, grigio e nuvoloso. Quel giorno, di esattamente un anno fa, i Friedkin decisero di cambiare il destino della Roma con una scelta che avrebbe segnato l’inizio di un rapido declino. Con una freddezza surreale, entrando a sorpresa nel centro di allenamento, comunicarono a José Mourinho il suo esonero, concedendogli mezz’ora per svuotare l’ufficio e lasciare Trigoria. Nessun preavviso, nessuna possibilità di dialogo, nessuna occasione di salutare la squadra, che sarebbe arrivata qualche ora dopo per la seduta mattutina. Lo Special One, visibilmente scosso e con i ricordi degli ultimi due anni e mezzo di carriera caricati dolorosamente nel bagagliaio della sua macchina, lasciò con gli occhi lucidi quello che fino a pochi minuti prima era il suo fortino.
Quella decisione, tanto brusca quanto azzardata, non è stata soltanto la fine di una collaborazione vincente, fino a quel momento, ma il punto di rottura di un progetto che aveva riportato la Roma ai vertici del calcio europeo. Da quel giorno, inutile girarci intorno, nella Capitale il caos ha preso il sopravvento.
Riavvolgiamo il nastro: il valzer degli allenatori
Dopo la rottura con Mourinho, la panchina viene affidata a Daniele De Rossi, simbolo della romanità, nella speranza di restituire al gruppo identità e stabilità, dopo una serie di risultati non particolarmente positivi. L’ex Capitano, partendo a razzo, riporta subito grande entusiasmo, ottenendo risultati incoraggianti in campionato e in Europa League, spingendosi fino alla semifinale contro il Bayer Leverkusen. La favola però dura poco: a settembre 2024, nove mesi dopo il suo arrivo, anche De Rossi viene sollevato dall’incarico, ancora una volta con modalità tutt’altro che premurose.

La scelta di esonerarlo, naturalmente, suscita forte rabbia e incomprensione tra i tifosi, soprattutto perché arrivata dopo la decisione di avergli affidato, solo tre mesi prima, la possibilità di gestire un progetto triennale, con tanto di firma sul contratto fino a giugno 2027. C’è la sensazione che la società abbia affascinato e sedotto una delle più grandi bandiere della storia romanista, utilizzando la sua figura per frenare il sentimento di malcontento che si era scatenato nella piazza, per poi gettarlo via non appena la situazione sembrava complicarsi. La situazione peggiora ulteriormente con l’arrivo di Ivan Juric. Il tecnico croato, trovandosi chiaramente in una situazione ben più grande di lui, non riesce mai a imporsi con lo spogliatoio, racimolando appena quattro vittorie in dodici partite. Da sottolineare che la sua Roma segna 15 gol, subendone 17, per una pessima media punti di 1,25 a partita: la più bassa degli ultimi vent’anni. L’ennesima sconfitta, un 3-2 casalingo contro il Bologna, spinge i Friedkin a licenziarlo nel novembre 2024, con la Roma a un passo dalla zona retrocessione.
A quel punto, nel bel mezzo della tempesta, la dirigenza si rivolge a Claudio Ranieri, ormai 73enne, ritiratosi dal mondo del calcio nel maggio precedente, chiedendogli di tornare per la terza volta a guidare la Roma. Il tecnico testaccino, romano e romanista, accetta per amore del Club, per un ritorno visto più come un gesto disperato, per ristabilire un minimo di stabilità e riconquistare l’affetto dei tifosi.
Il declino dopo l’esonero di Mou
Sotto la guida di Mourinho, la Roma aveva ritrovato una dimensione internazionale. Nel 2022 aveva conquistato la UEFA Europa Conference League, mentre l’anno successivo era arrivata fino alla finale di Europa League a Budapest, persa a causa di un arbitraggio più che controverso del direttore di gara inglese Anthony Taylor. Con lo Special, l’Olimpico si era trasformato in una roccaforte, con una media di 64.000 tifosi a partita, uniti e appassionati, al di là dei risultati, e una serie di sold-out consecutivi indimenticabili. Con lui, la squadra era una famiglia, con un’identità forte e riconoscibile.

Il suo esonero, però, ha rappresentato la fine di quell’era. Da quel momento, la Roma è sprofondata nella mediocrità, alternando prestazioni discrete ad altre disastrose, e scivolando sempre più in basso in classifica. Oggi, i giallorossi occupano il 10° posto in Serie A, con appena 24 punti in 20 partite: sei vittorie, sei pareggi e otto sconfitte. Se in casa la squadra ha mantenuto un rendimento accettabile, con sei vittorie, in trasferta non ha ancora trovato un successo, raccogliendo solo sei pareggi e quattro sconfitte, per uno storico negativo, lontano dall’Olimpico, che resiste dallo scorso 25 aprile.
Le ultime sessioni di mercato
Decisioni come l’esonero di Mourinho, su tutti, e la conseguente gestione confusionaria dei successori, hanno contribuito a generare un’instabilità cronica. Paradossalmente, proprio chi denuncia la difficoltà di gestire l’ambiente romano, è responsabile di averlo reso ingovernabile. La mancanza di una strategia coerente e il distacco dalle radici del club hanno portato alla disintegrazione di un legame che sembrava destinato a durare. Basti guardare, adesso, alle ultime sessioni di calciomercato, tra l’estate 2024 e l’inverno 2025, che hanno evidenziato una strategia poco chiara, ma comunque orientata al ringiovanimento della rosa, con investimenti su giovani talenti e alcune cessioni di rilievo. Nella sessione estiva del 2024, la Roma ha operato su moltissimi acquisti mirati, come l’arrivo di Enzo Le Fée dal Rennes per 23 milioni, rivelatosi poi un boomerang. In difesa si contano gli arrivi di Samuel Dahl dal Djurgarden per 4 milioni, finora praticamente inutilizzato, e “Buba” Sangaré dal Levante per 1,5 milioni, per rinforzare i settori giovanili. Da segnare, inoltre, lo sbarco del portiere australiano, 36enne, Mathew Ryan, arrivato per portare esperienza tra i pali dopo l’addio di Rui Patricio e i colpi Soulé e Dovbyk, che finora, sul campo, non hanno ancora dimostrato di essere al pieno delle loro capacità, seppur l’attaccante ucraino sembra aver cambiato passo nelle ultimissime settimane. A condire, gli arrivi di Manu Koné e Saelemaekers, al momento gli unici due che, dal giorno del trasferimento, sembrano aver dato un apporto vero alla squadra in termini pratici.

Nel mercato invernale del 2025, però, giunti oggi al 16 gennaio, la Roma ha registrato solo la cessione in prestito con obbligo di riscatto al verificarsi di determinate condizioni, di Enzo Le Fée al Sunderland. Nel frattempo, il direttore Ghisolfi sta lavorando per rinforzare la difesa, con trattative in corso per l’acquisto di Devyne Rensch dall’Ajax. Il giovane terzino destro è visto come un potenziale titolare per colmare le lacune nel reparto arretrato. Tutte operazioni che evidenziano l’intento della dirigenza di ringiovanire la squadra, puntando su talenti emergenti e garantendo al contempo una gestione sostenibile delle risorse finanziarie. Insomma, da quanto visto negli ultimi anni, la gestione dei Friedkin è stata improntata su un approccio tipicamente americano, focalizzato sul business e sulla visibilità mediatica. Social media, marketing e strategie orientate al profitto sono diventati il fulcro del progetto, per una visione che, però, si è scontrata con la realtà del calcio italiano e, soprattutto, con quella verace dell’ambiente romanista, dove passione, tradizione e identità contano molto più dei numeri.
A distanza dunque di un anno dalla separazione con Mourinho, la Roma, di fatto, se si focalizza lo sguardo solo a pochi anni fa, si trova nel caos. Il legame tra squadra e tifosi, per quanto possa esser stato in parte rimarginato con Ranieri, si è incrinato. La squadra ha perso identità, e i risultati, eccetto nelle ultime settimane, dove sembra che la squadra stia mostrando nuovamente qualche sprazzo di gioco, sono ampiamente deludenti rispetto a quelli prefissati. Un’organizzazione che sembrava solida, si è rotta in mille pezzi, lasciando spazio a incertezze e rimpianti.



Grazie mister ❤️💛❤️💛
Il nulla
Un anno dall’esonero di Mou: come è cambiata la Roma?
in una m£rd@ grazie e friedkin e prole.
La cosa brutta è che continuano nel loro schifo, c’è il calcio mercato e la Roma dovrebbe essere la prima a muoversi negli acquisti (buoni) – si trova a meno della metà dei punti della prima in classifica (una vergogna!!!) -, e qui non si vede nulla solo svendite (vedi la fee che è solo il primo) come al solito!
quando questi due saranno spariti da roma sarà sempre troppo tardi.