La Roma sbanca San Siro grazie alla rete di Soulé. L’ennesima, fuori casa, del giovane talento argentino. Un dettaglio curioso, quasi simbolico, di un percorso che lo ha visto spesso lontano dai riflettori, ma mai realmente fuori dal cuore della Roma. Il primo periodo della stagione non è stato semplice. Quattro, cinque mesi difficili, con un solo gol segnato nella sconfitta di Verona, a testimonianza di una fase di spaesamento legata anche all’idea di gioco iniziale. Nel 4-3-3 di De Rossi, Soulé avrebbe dovuto trovare un posto da titolare, favorito anche dalla volontà della Roma di cedere Dybala. Ma quella promessa si è scontrata con una realtà diversa, e ancor più complicata nel periodo di Juric.
L’arrivo di Ranieri ha cambiato tutto. Il tecnico gli ha dato fiducia, quella vera, quella che si sente sulla pelle e nelle gambe. E Soulé ha risposto nel modo migliore: ritrovando entusiasmo, continuità e soprattutto incisività. I suoi gol non sono stati mai banali: decisivi a Empoli, Parma, contro la Lazio e contro l’Inter, sigilli che raccontano un 2025 in cui Soulé è diventato l’uomo più decisivo della Roma. Con l’infortunio di Dybala, poi, il suo ruolo si è trasformato: non più semplice alternativa, ma leader tecnico della squadra, trascinatore silenzioso e concreto.
Se la Roma oggi può ancora cullare il sogno Champions, molto lo deve a Matias, che ha saputo aspettare il suo momento e prendersi la scena. Parole semplici, quelle rilasciate dopo la vittoria contro l’Inter, ma che raccontano bene il suo percorso: “Non è stato facile all’inizio. Con il mister Ranieri che mi ha dato fiducia mi sento bene e continuo su questa strada”. Soulé ha ritrovato fiducia. E la Roma ha ritrovato Soulé. Il futuro è suo.


