Dan Friedkin sta inseguendo il denaro. Venditore d’auto giapponesi negli Stati Uniti, produttore cinematografico da premio Oscar, albergatore, golfista, pilota di aerei a bordo dei quali ĆØ solito portare amici, personalitĆ e calciatori. La sua riservatezza, per cui a volte sembra un fantasma, rasenta la misantropia. Cinque anni fa l’americano decise di acquistare la Roma.
La piazza giallorossa ha visto presidenti di ogni tipo: dai gerarchi fascisti ai palazzinari comunisti, dai signori dell’industria bellica. Viola faceva i cingoli dei carrarmati, la vulgata di allora, ai re delle acque minerali. Tutto sempre con retrogusto democristiano, arrivando al re dello stoccaggio petrolifero, il mitico Sensi che per la Roma si indebitò (falso storico).
La società passò poi alla figlia Rosella che infine si arrese e cedette a UniCredit, la prestigiosa banca. Gli americani presero la Roma convinti di poter fare uno stadio a Tor di Valle e che a tirarlo su sarebbe stato proprio il costruttore da cui avanzava, sempre la stessa banca, circa quattrocento milioni di euro.
Dal vecchio progetto al nuovo di Pietralata, sono trascorsi tredici anni. Sono cambiati governi e amministrazioni comunali, più o meno favorevoli, e proprietari. Non sono cambiate due condizioni: la presunzione degli americani di gestire la situazione a distanza e con logiche made in Usa; la necessitĆ di raccattare soldi a destra e a manca per coprire i costi di un progetto che, oggi come allora, ha assunto via via i contorni di un’opera faraonica.
Il risultato – scrive Il Foglio – ĆØ che mentre i Friedkin incontrano banche d’affari che si offrono di sostenere l’operazione, quando sarĆ definitivamente approvata, non c’ĆØ nessuno nella Capitale che si occupi di gestire gli intoppi. Dal vecchio possessore di auto ricambi in disuso da anni agli ambientalisti che difendono un bosco che non c’ĆØ, fino agli ornitologi che nel mostro di cemento vedono un pericolo per i pipistrelli: c’ĆØ chi mette i bastoni tra le ruote alla realizzazione del piano.
Questa combo micidiale ha spinto il progetto Pietralata nelle sabbie mobili: tutto fermo, e chissĆ ancora quanto bisognerĆ aspettare per avere il progetto definitivo. Inutile fare previsioni sulla posa della prima pietra, figuriamoci su quando ci si giocherĆ la prima partita. Potrebbe volerci un altro decennio.
La Roma continuerĆ a giocare almeno per altre tre stagioni allo stadio Olimpico. E’ di qualche giorno fa la firma sul rinnovo della convenzione con Sport e Salute, proprietaria dell’impianto, che nel recente passato aveva prodotto più di un incidente istituzionale. Il club giallorosso festeggerĆ i suoi primi cento anni nel vecchio, caro e tanto scomodo teatro di mille battaglie, come riferiscono i giornali.
Sembrerebbe che Dan Friedkin si sia sentito ferito nell’orgoglio e nell’onore, cosƬ sarebbe andato su tutte le furie. Avrebbe individuato il responsabile nella signorina Bortoloni, promossa poco prima da centralinista a capa del protocollo. Ora, solo l’ennesima testa tagliata. Intanto, segnalano allenatore e direttore sportivo giĆ ai ferri cortissimi.



Fossi lāadmin di Siamolaroma.it mi sarei rifiutato di pubblicare sta roba. GiĆ il fatto che lāautore sminuisca la vittoria della Conference ti faā capire come questa sia in realtĆ una polemica da laziali mascherata da articolo. Lasciamo perdere gli ammiccamenti sessisti e la presunzione di sapere tutti i cavoli dei proprietari, compreso quante volte vanno in bagno.
IL FOGLIO??? AHAHAHAHAHAHAHAHAHA
I soldi e il senso di Friedkin per la Roma, si quello dei pulciari!