L’ondata di Dan: tra cambiamento e consolidamento

Friedkin, al suo terzo viaggio in poche settimane a Roma, ha alimentato a tutti i livelli la voglia di far crescere il club

Friedkin, Roma

Giugno, fine agosto e inizio ottobre. Sono le tre date consecutive corrispondenti ai tre viaggi romani di Dan Friedkin. Il presidente giallorosso è tornato protagonista sulla scena romanista e non solo. La due giorni dell’EFC ha tratteggiato ancor di più la centralità del texano anche nelle logiche di potere internazionali. Un ruolo centrale nei rapporti tra i club di tutta Europa che il presidente del PSG – Al-Khelaifi – personaggio sempre più influente in quota UEFA ha celebrato dedicandogli parole non banali.

A margine di conferenze e assemblea generale, Friedkin si è reso protagonista di altri incontri istituzionali di rilievo: da una parte quello col Sindaco Gualtieri in chiave stadio; dall’altra il primo contatto con l’estabilishment della nostra Lega di Serie A e la promessa strappata dall’attuale presidente Simonelli di una sua più assidua partecipazione alle assemblee nazionali.

Immagine e forma a volte sono solo facciate imbellettate di un involucro tristemente vuoto, ma se inserite in un contesto più ampio manifestano sintomi di un evidente cambiamento. Friedkin nell’ultimo anno ha acquistato l’Everton, ha inaugurato il nuovo stadio dei Toffies da lui precedentemente finanziato, ma il timore che parallelamente potesse abbondare il suo primo amore calcistico è stato rapidamente fugato.

Dan ha infatti stravolto la Roma modificandola profondamente, imparando dai kafkiani errori commessi da Budapest in poi, reale spartiacque sportivo e non della società giallorossa. Ha individuato un nuovo gruppo di lavoro decisamente più aderente alle necessità del club e alla sua tradizione, indicando la necessità di una ripartenza. Ha avallato e scelto con entusiasmo Gian Piero Gasperini aderendo alla sua filosofia calcistica e promettendo, nuovamente, nei summit di qualche giorno fa che asseconderà i suoi desideri nel prossimo futuro. Ha ristrutturato il club sul piano amministrativo e finanziario, a caccia di nuove strade per aumentare i ricavi. Insomma ha rilanciato il progetto giallorosso dimostrando con i fatti – ad esempio il forte intervento sul rinnovo di Svilar – che non ha perso l’entusiasmo che lo spinse 5 anni fa ad acquistare la Roma. In più ha deciso di regalare anche un suo personale commento sul momento della squadra, un unicum assoluto se si esclude la breve ed entusiasta dichiarazione post Tirana.

Gli errori del recente passato, il palese distacco dalla Roma, le scelte vorticose in chiave tecnica e dirigenziale, sono fatti inoppugnabili tanto quanto la voglia di rimettere in carreggiata un club che solo un anno fa di questi tempi, sembrava un’armata brancaleone tra esoneri, dimissioni, scandali e lati oscuri.

Al cambiamento non solo annunciato a parole ma sviluppato in diversi atti concreti, ora deve seguire però il consolidamento. UEFA e fair play permettendo. La Roma nei prossimi mesi si giocherà a Nyon la partita forse più importante. Mentre la squadra reale sul campo affronterà tra Italia e Europa le sue sfide con l’obiettivo di centrare finalmente la Champions (per restare con i piedi ben saldi in terra…), quella societaria dovrà obbligatoriamente trovare la strada giusta per uscire definitivamente dalla tagliola dei conti per alimentare il progetto tecnico, affidato finalmente, a persone competenti e pronte a trasportare definitivamente la Roma nella dimensione sportiva d’élite che merita.

 

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In curva sud
In curva sud
5 mesi fa

Che bella sviolinata al pulciaro. Ma ancora non vi siete resi conto che questi gestori faciolari a stelle e strisce sono il male della Roma e in 5 anni hanno depauperato la rosa senza fare nulla per rinforzare? Per vincere ci vogliono i campioni e per comprarli ci vogliono quei soldi che il pezzente ha dimostrato, in questi anni, di mon voler cacciare

Vitoyado
Vitoyado
5 mesi fa

Abbabbem uareabbabbem uareabbabem uare aba aba bamem

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