Codice. Dal latino codex, che originariamente significava “tronco d’albero”, e indicava le tavolette di legno cerate su cui si scriveva nell’antichità. Successivamente, il termine ha indicato un libro manoscritto composto da fogli di pergamena rilegati insieme, e ha assunto il significato moderno di “raccolta sistematica di leggi” o “insieme di regole” in vari contesti.
C’è tanto del lavoro di Gasperini nella parola codice. Sei lettere che aprono un mondo di valutazioni e principi da scoprire. Tangibili, come la sua mano e la relativa identità tattica mostrata dalla Roma, sin dalle prime amichevoli. Nonostante le difficoltà, un mercato tardivo e incompleto, alcuni infortuni pesanti, la sua prima Roma ha già assimilato i codici gasperiniani.
3-2-1... ora i contestatori dei social grideranno allo scandalo, visto l’accostamento a Leonardo da Vinci, ma se si supera la cortina fumosa del dissenso a prescindere e si riflette sul valore dell’ingegno di questo allenatore, di quanto sia stato copiato o emulato in Italia e in tutta Europa negli ultimi anni, tale paragone non sembrerà poi, così sacrilego.
Movimenti, tagli, sovrapposizioni, letture e marcature a uomo, necessità costante per l’avversario di uscire dalla morsa del pressing giallorosso, modificando il proprio assetto. Perchè Gasp non ti fa giocare e contestualmente ti asfissia, ti chiude lì nei tuoi 25 metri, ti impone una scelta. Se Soulè ad esempio, riceve palla e taglia centralmente, Celik prende l’ampiezza e Mancini si sgancia a supporto della prima punta. Il difensore o il mediano di parte che fa? Accorcia, marca o scappa. In quella frazione di secondo e di dubbio, si insinua il colpo ad effetto che può nascere da una verticalizzazione improvvisa o da una giocata manovrata, come la rete del 2-0 a Glasgow.
I costanti recuperi palla costringono i portieri avversari a scavalcare la propria linea mediana e lì i tre centrali a campo aperto ingaggiano duelli rusticani. Se il meccanismo poi è supportato da una condizione atletica nettamente superiore a quella degli ultimi 5-6 anni, allora i codici entrano nel sistema e non escono più. Vanno a memoria, come file nella memoria di ogni singolo pc.
L’attacco resta il vulnus, nei suoi interpreti e nella relativa prolificità, nonostante qualche timido segnale di risveglio di qualcuno. Soulè resta l’unica evidente certezza, soprattutto quando ha margine di manovra e una frequenza di palloni costanti da giocare, nella mattonella che ama maggiormente (centro-destra) dove può dettare ritmi e tempi delle giocate offensive, come l’incedere deciso di un tango argentino.
Ma la sensazione vivida è che i gol arriveranno, soprattutto se la società – come fatto da tutti i calciatori che ha oggi a disposizione – si affiderà in maniera cieca alle sue indicazioni. A novembre è già la Roma di Gasp, con tanti margini di miglioramento. L’obiettivo è renderla competitiva ai massimi livelli per tramutare i codici in un romanzo dal lieto, lietissimo finale.


