Claudio Ranieri ha avuto una carriera giramondo da allenatore, e ora è diventato il Senior Advisor dei Friedkin. L’ex allenatore testaccino si è raccontato a Il Messaggero, tra gli inizi nel suo quartiere e il miracolo con il Leicester.
L’ex allenatore ha esordito parlando di Testaccio: “Non c’è più la macelleria dei miei genitori, quindi torno molto meno di prima. Ho ancora una ricordo molto vivido: abitavamo sulla piazza del mercato, c’era un pullulare di gente”.
Ranieri: “Ecco come ho iniziato. E l’esordio con la Roma…”
Ranieri ha poi parlato di come ha iniziato il suo percorso nel mondo del calcio: “Il classico sogno da bambino. Non ho mai frequentato scuole calcio, allora non esistevano. C’erano gli oratori, cominciai da quello di San Saba. A 16 anni feci un provino con la Roma, ma mi scartarono. Fu Herrera a ripescarmi”.
Poi l’attuale Senior Advisor ha ricordato l’esordio in maglia giallorossa: “In panchina c’era Scopigno. Poi gli subentrò Liedholm: senz’altro ho avuto grandi maestri, non c’è dubbio. Herrera non ti faceva ragionare, voleva che passassi subito la palla. Adesso il calcio è così, giochi a memoria. Scopigno, invece, era riflessivo, ma quando gli partivano i cinque minuti erano guai. Per fortuna ero molto ligio e non mi hanno mai sgridato”.
Ranieri: Volevo mettermi in gioco, e ho iniziato ad allenare”
Poi l’ex calciatore ha commentato la sua carriera: “Ero un giocatore normale, non ho rimpianti. A Catanzaro ho trascorso 8 anni belli. Sono diventato capitano e ora detengo il record di presenze in Serie A con la loro maglia”.
Ranieri ha anche parlato degli inizi nel ruolo di allenatore: “Mi sono detto perché non provarci? In Italia non tutti capiamo di calcio: un conto è giocare, un conto vederlo dalla tribuna. Stare in panchina è un altro mondo: devi saper parlare ai dirigenti, ai calciatori e ai giornalisti. Quando arrivò la chiamata del Cagliari mi consigliavano di rifiutare, mi dicevano: ‘pensaci, rischi di bruciarti’, ma volevo mettermi in gioco. Nella mia carriera ha fatto la differenza il feeling con i calciatori. Un allenatore ha bisogno che tutti seguano un’idea, giusta o sbagliata, affinché diventi vincente”.
Ranieri: “L’allenatore è solo. Ho vissuto gli esoneri come uno sprofondo”
Sul metodo per entrare nella testa dei calciatore l’ex tecnico non ha dubbi: “I tifosi pensano siano robot. Non funziona così: hanno alti e bassi, devi stargli vicino nei momenti difficili. Io mi sono sempre proposto da equilibratore. C’è una poesia di Kipling a riguardo: tratta vittoria e sconfitta come impostori. È verissimo”.
Sulla solitudine in questo ruolo il diretto interessato ha detto: “L’allenatore è solo. Nei confronti della squadra, dell’ambiente esterno e della dirigenza. Io poi tendo ad accollarmi le responsabilità. Per questo motivo ho vissuto gli esoneri come uno sprofondo: non comprendevo certe dinamiche. Mai pensato, o detto, che fosse colpa dei giocatori”.
Ranieri: “Non mi meritavo di lasciare il Valencia. Avrei dovuto firmare per il City, poi arrivò la chiamata della Juve”
Sulla separazione più dolorosa Ranieri non ha dubbi: “Il secondo anno a Valencia. Con la dirigenza ero stato chiaro: avevamo raccolto più di quanto possibile, e avremmo dovuto soffrire. E mi hanno cacciato nel momento di difficoltà, mi sono sentito tradito”.
Poi l’ex allenatore ha parlato della chiamata che più lo ha sorpreso: “Quella della Juventus. Avevo dato la mia parola a Thaksiu Shinawatra, che stava acquistando il Manchester City. Avrei dovuto firmare dopo dieci giorno, ma ne passarono 20. Quando arrivò la chiamata da Torino volai in direzione Londra e gli dissi che non potevo attendere”.
Ranieri: “Con la vittoria della Premier League non sono cambiato. Su Mourinho…”
‘L’uomo dei miracoli’ ha poi parlato dello scudetto con il Leicester: “Non sono cambiato, sonno sempre quello della poesia di Kipling. Da allora è cambiata l’opinione pubblica su di me. Sfioravo scudetti con quadre non attrezzate ed ero l’eterno secondo. Però accettavo tutto, non si può andare contro il mainstream. A Leicester mi sono trovato al posto giusto nel momento giusto. La chiamavano squadra Yo-Yo, perché saliva e scendeva tra Premier e Championship. Il presidente mi chiedeva di raggiungere la salvezza il prima possibile con un organico che si salvò in extremis. Poi a febbraio giocammo consecutivamente contro Manchester in trasferta, Liverpool in casa e Arsenal fuori. Dopodiché ci sarebbe stata la sosta. I ragazzi provavano sempre a strappare un giorno libero, un giorno venne Vardy e mi disse: ‘Mister, se facciamo 9 punti?’, gli risposi che gli avrei dato una settimana. Battemmo Liverpool e Manchester, perdendo solo contro l’Arsenal al 95′ in 10, ma per me valeva come una vittoria. Così rispettai le promesse. Mahrez mi parlò al nome della squadra: ‘Dove pensa che potremmo arrivare? Lei lo sa bene…’, sorrisi, ma il trionfo non mi era mai passato per la testa”.
In carriera Ranieri più volte ha affrontato José Mourinho, e ne ha parlato: “All’inizio ci siamo scontrati, poi siamo diventati amici. Quando sono arrivato all’Inter è stato il primo a chiamarmi. Evidentemente gli avevano spiegato che tipo di persona fossi”.
Ranieri: “Il calcio italiano ha due problemi. Rifiutare la Nazionale difficile, ma è stata una scelta onesta”
Poi il Senior Advisor dei Friedkin ha parlato dello stato del calcio italiano: “Vedo due problemi. Il primo è che mancano i soldi, e così non possiamo competere contro le inglesi che spendono 60 milioni per giocatori di massimo 20 anni. Il secondo è legato ai cicli. Gli olandesi non erano nessuno prima di Cryff, così come gli altri campionati. Noi avevamo campioni e il gioco ‘all’italiana’, che nessuno si fa problemi ad usare in caso di bisogno anche oggi, ma qui è scoppiata la guerra tra giochisti e pragmatici”.
Poi Ranieri ha parlato del ‘no’ alla Nazionale: “Quale allenatore non vorrebbe allenare la propria Nazionale? Però posso dire che non è stato difficile perché sono sotto contratto con la Roma. Ci sarebbe stato un conflitto di interessi. Ad esempio: sono il punto di riferimento dei Friedkin, gioca la Nazionale, ma allo stesso tempo i giallorossi hanno un big match. Così non convoco, o li chiamo senza farli giocare quelli della Roma e mando in campo i giocatori dell’altra squadra. Mi è sembrata senz’altro la scelta più onesta, sapendo cosa sarebbe successo in Italia”.
Ranieri: “Con i Friedkin ci sentiamo spesso. Futuro in un’altra squadra? Mai dire mai”
Poi il diretto interessato ha parlato del rapporto con i Friedkin: “In quel momento mi dissero che avrei potuto fare qualsiasi scelta, e mi avrebbero appoggiato. Sono stati molto corretti con me. Attualmente ci sentiamo spesso con video-call e messaggi. Il fatto che stiano in America non è un problema, in Inghilterra nelle squadre che ho allenato non c’erano quasi mai. Solo in Italia si fanno problemi, il presidente è importante perché a fine mese paga”.
Poi Ranieri ha parlato del suo futuro: “Penso che chiuderò a Roma, ma mai dire mai. Avevo detto che avrei smesso di allenare, ma quando i giallorossi mi hanno chiamato ho accettato. La Capitale per me è mia mamma, mentre il Cagliari mia moglie. Con la panchina ho chiuso. Ho smesso perché mi sono reso conto che il piacere della vittoria durava poco e la sconfitta mi divorava. Ora, in caso cambierò squadra, lo farei solo per un altro ruolo dirigenziale”.











Certo a guardare Massara in faccia ti intristisci….