Foti: “Pellegrini, Cristante e Mancini sono importanti. Budapest? Avrei preferito perdere 0-3 senza episodi”

Le parole di Salvatore Foti a Radio Romanista

Mourinho, Foti

Salvatore Foti, ex vice allenatore di Mourinho alla Roma, ha parlato a Radio Romanista. Il classe 88′ ha parlato di diversi temi e si è soffermato anche su Pellegrini: “Mi fa piacere parlare di Lorenzo, perché è nato un rapporto di amicizia fuori dal campo. Quando si condividono certi momenti, si resta legati per sempre. Parliamo di un ragazzo spettacolare, al di là del professionista che è. Il tifoso della Roma, e lo sapete meglio di me, è passionale: quando c’è un giocatore romano e romanista, va messo in preventivo che ci sono pressioni ulteriori”.

Foti ha continuato a elogiare il numero 7 giallorosso: “Fece benissimo quell’anno, ma non solo. Anche quello dopo, tolto qualche infortunio di troppo, giocò partite importanti, come quella col Feyenoord ai quarti di Europa League. Lui è un giocatore importante che purtroppo ha avuto problemi fisici ed è legato tantissimo alla Roma: come dice lui, ne parla poco ma fa il massimo per il bene della Roma”.

L’ex vice di Mourinho ha raccontato un retroscena su Pellegrini: “Le statistiche rimangono: da inizio carriera ha numeri da centrocampista e a fine anno si avvicina alla doppia cifra, oppure la supera. L’anno scorso ha fatto 7 gol nonostante piccoli infortuni che l’hanno rallentato, ma il suo rendimento è noto. Gli scrissi il giorno prima del derby, ero sicuro che avrebbe segnato: non avevo dubbi”.

Foti: “Innamorato di Dybala. Budapest? Tristezza immensa, si fatica ad accettare certi episodi”

Salvatore Foti ha raccontato i festeggiamenti dopo la vittoria in Conference League rammentando il momento in cui ha intonato un coro a favore dell’acquisto di Dybala: “Fu una mia iniziativa personale! Presi il microfono, sapevo che ci fosse questa possibilità di portare Paulo alla Roma e intonai quel coro: Tiago Pinto non la prese molto bene! Ma fui preso dall’euforia e lui accettò comunque la cosa, nonostante volesse tenerla nascosta. Ma c’era voglia di far capire alla gente che la Roma volesse fare le cose per bene”.

L’ex vice di Mourinho ha parlato del momento in cui si è presentata l’occasione di acquistare la Joya: “Il giocatore lo compra il club, la trattativa viene portata avanti dal direttore. Quando mi fu riferito della possibilità, dissi subito di sì: il mister si confrontava molto con me, mancava quel tipo di giocatore. E io sono innamorato delle qualità calcistiche di Paulo. Senza problemi fisici potrebbe giocare sulla luna. Dissi solo: ‘Portatelo subito'”.

Il classe 88′ ha menzionato con amarezza la finale di Europa League persa con il Siviglia: “Io ho raccontato già un paio di volte: fu una delusione, provai una tristezza immensa. Non solo per me, perché la finale è la fine di un ciclo lavorativo. Avevamo lavorato tanto e puntavamo a vincere quella coppa, sarebbe stato storico per la Roma. Avremmo vinto due finali europee di fila. Ma è il ‘come’ a causare il tutto: personalmente, avrei preferito perdere una finale 0-3 senza storia, con loro più bravi di noi. Così brucia tanto: gli episodi si conoscono e si fa fatica ad accettarli. Quegli episodi hanno incrinato un po’ l’anno successivo, tant’è che partimmo male”

Foti e la delusione per aver sfiorato un’impresa storica alzando due trofei europei: “Sapevamo che cosa poteva dire portare un altro trofeo ai tifosi della Roma. Il dispiacere era per la gente: Roma viene definita una città difficile, ma il tifoso riconosce lo sforzo, l’impegno, che deve essere accompagnato dai risultati. Ma anche nel club ci sono persone tifose, come i magazzinieri”


Foti: “Pellegrini, Mancini e Cristante sono importanti. Impegnativo lavorare con Mourinho, è abituato solo a vincere”

Foti ha raccontato un aneddoto con un magazziniere: “Vi racconto un aneddoto: durante i festeggiamenti per la Conference c’era questo magazziniere, Fabio, che piangeva come un bambino la notte del giorno dopo. In quei casi, ti immedesimi nelle persone e capisci l’amore viscerale nei confronti della Roma. Eravamo tutti così, sapevamo che quando scendevi in campo rappresentavi un popolo e davi tutto. E poi, avevamo il nostro condottiero, che dava tutto se stesso”.

Il classe 88′ ha parlato di cosa significa lavorare con Mourinho: “Impegnativo, se devo dire! (ride, ndr) No, no, bellissimo. Con lui feci le coppe per la prima volta, entrai in un mondo diverso: preparare tre gare a settimana è davvero impegnativo. Poi, la differenza la fa l’abitudine allo sforzo mentale. Sia l’anno della Conference sia quello dell’Europa League, quando avevamo un calo in campionato c’era una questione di rosa: giocavano quasi sempre gli stessi. In quei casi, si fa fatica a giocare il giovedì a Bodo e la domenica a Firenze. Bisogna avere una rosa profonda, oltre a un pizzico di fortuna sugli infortuni. Nell’anno dell’Europa League, Dybala e Smalling si fecero male. Il mister è impegnativo, è abituato solo a vincere”.

Foti ha difeso il gruppo storico: “Se parliamo di calcio, non si può dubitare delle qualità di Pellegrini, Mancini, Cristante: sono importanti, hanno fatto bene, hanno giocato una semifinale europea l’anno prima della Conference con Fonseca. Non ci si può limitare a trovare quattro o cinque giocatori come capro espiatorio per non essere arrivati in Champions League. Noi potevamo arrivare in Champions nell’anno della finale di Budapest: se fossimo stati eliminati col Feyenoord ai quarti, avremmo giocato una volta a settimana e sarebbe cambiato tutto. Alla trentesima giornata eravamo terzi. Si parla del nulla”.

Foti

Foti: “Fu traumatico lasciare Trigoria. Dispiace che la società non abbia dato il giusto tributo a Mourinho”

L’ex vice allenatore di Mourinho ha raccontato l’addio a Roma: “Ne ha parlato anche il mister. Penso che conosciate anche la storia dei biglietti che avevamo comprato per venire allo stadio col Verona, cosa che poi non facemmo per motivi di ordine pubblico. Era una cosa da non fare. Fu traumatico, uscii da Trigoria piangendo per il dispiacere. Era diventata casa. Può capitare che si vadano a incrinare i rapporti tra proprietà e allenatore. Il dispiacere più grande, per me, è non aver dato il giusto tributo all’allenatore. Non da parte dei tifosi, ma da parte della società: avrei voluto essere allo stadio per salutare tutti, si era creato qualcosa di grande, una cosa troppo bella”.

Salvatore Foti ha chiuso facendo i complimenti alla piazza di Roma: “Il mister dice verità quando ammette di aver trovato la piazza più bella a Roma. In quella stagione, cambiò tutto negli ultimi 20 giorni: a dicembre eravamo quarti, dopo Sassuolo; poi giocammo contro le big con tanti infortunati. Ricordo Napoli, Juve, Atalanta, il derby di Coppa Italia… Ci furono tante partite con infortuni che condizionarono il momento. Mourinho aveva il contratto in scadenza e la società non voleva rinnovarlo. Quello è il più grande dispiacere”.

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