Resta in contatto
Sito appartenente al Network

News

Moscardelli: “All’addio di Totti mi sono commosso”

Il capitano del Pisa, da sempre romanista: “L’amore per la Roma me l’ha trasmessa mio fratello più grande. Economicamente ho ottenuto meno di quanto meritassi”

Davide Moscardelli , con un passato in Serie A con le maglie di Chievo e Bologna, è ora il capitano del Pisa in Serie B. Cresciuto a Roma e da sempre tifoso giallorosso ha rilasciato un’intervista a Calciomercato.com.

Sei tifosissimo della Roma, sogni ancora di indossare la maglia giallorossa?
“Magari per l’addio al calcio di qualche giocatore”.

Quello di Totti è passato da un po’.
“L’ho visto da casa e mi sono commosso. Ho riguardato anche tutti gli speciali che hanno fatto su di lui”.

Com’è nato l’amore per la Roma?
“Me l’ha trasmesso mio fratello di tre anni più grande di me”.

Come hai festeggiato lo scudetto del 2001?
“Ero in Eccellenza: la mattina giocavo e il pomeriggio andavo allo stadio. Quel giorno ho visto la partita da mio fratello con amici, dopo il terzo gol sono corso a casa a farmi fare la bandiera da mia madre, cosa che non avevo chiesto prima per scaramanzia. E poi via a festeggiare per le strade”.

Nella tua carriera hai ottenuto meno di quanto meritavi?
“Economicamente sicuramente sì. La prima vera chiamata in Serie A è arrivata a 30 anni, se fosse arrivata un po’ prima avrei preso di più. Anche se c’è da dire che nel nostro mondo girano troppi soldi”.

E’ vero che in passato hai rifiutato un’offerta del Rubin Kazan?
“Diciamo che non ho spinto per andarci. Ero in Serie B al Rimini e il mio obiettivo era arrivare in A. In più, il club ha alzato il prezzo e non se n’è fatto più nulla. Forse ho sbagliato, tornando indietro andrei in Russia”.

Ai tempi del Bologna hai giocato anche in porta.
“Mancavano 40 secondi alla fine della gara con l’Atalanta e ho sostituito Curci perché avevamo finito le sostituzioni. Da piccolo avrei voluto fare il portiere, ma ero troppo piccolo. Mi piace a fine allenamento mettermi tra i pali per… studiare l’avversario da vicino”.

Sei un collezionista di maglie?
“Ne ho più di 100, ma diciamo che non sono un fissato. Quelle che volevo a tutti i costi erano quelle di Totti e De Rossi e sono riuscito a prenderle. L’ho messe in un altro posto rispetto a tutte le altre, dove metterò anche le mie quando smetterò”.

Stai pensando di ritirarti?
“Già l’anno scorso avevo quest’idea, poi abbiamo vinto il campionato. In Serie B sarà più complicato giocare, ma tornare a fare gol a 40 anni sarebbe fantastico. La voglia è ancora tanta, ma potrebbe essere l’ultima stagione della mia carriera: dipende molto da come andrà”.

Cosa ti piacerebbe fare dopo?
“Il commentatore tecnico. Già lo faccio a casa con mia moglie, spesso capita che anticipo quello che poi dicono in tv”.

Con la tua lunga barba sei diventato un idolo del web. Com’è nata l’idea di fartela crescere così tanto?
“Per caso. Al Chievo non la tagliavo perché non mi andava, poi avevo detto che non l’avrei tolta finché non fossi andato al Bologna dove c’era Pioli che mi voleva. Ci sono andato sì, ma l’ultimo giorno del mercato invernale. Quando l’ho tagliata tutti mi chiedevano perché me la fossi levata, e così ora sono quasi 7 anni che non la tocco. Mio figlio più piccolo che ne ha 6 non mi ha mai visto senza”.

In estate hai partecipato anche al #bottlecapchallenge facendolo con la barba.
“La prima volta che l’ho visto ho pensato subito che avrei dovuto farlo con la barba. Ho visto che qualcuno l’aveva già fatto, allora mi sono messo all’opera anch’io”.

Hai anche la fascia da capitano del Pisa personalizzata: il numero 9 con barba e baffi.
“Ce l’avevo anche l’anno scorso. A fine anno, poi, metto all’asta la fascia e il ricavato va in beneficenza”.

Come sta andando questo inizio di stagione del Pisa?
“Siamo partiti bene nonostante un calendario complicato. C’è tanto entusiasmo, ma l’obiettivo è la salvezza. Io mi sono infortunato il 14 agosto e finora ho giocato una sola gara ufficiale in Coppa Italia”.

Lascia un commento
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI GIALLOROSSI

L'indimenticabile Ago. Romano e romanista, capitano e campione

Agostino Di Bartolomei

Il "Pluto" dei romanisti. Campione d'Italia nel 2001

Aldair

“Di Bruno solo uno e viene da Nettuno”

Bruno Conti

E' stato il ragazzo della Curva Sud in campo con la sua seconda pelle

Daniele De Rossi

Il bambino che diventò uomo, poi Capitano ed infine leggenda

Francesco Totti

IL GIOVANE CHE DIVENNE "PRINCIPE", NON AZZURRO MA GIALLOROSSO. PER SEMPRE

Giuseppe Giannini

Il "Divino" giallorosso, campione d'Italia nel 1983

Paulo Roberto Falcao

IL TEDESCO CHE VOLAVA SOTTO LA CURVA SUD

Rudi Voeller

SI PUÒ DIVENTARE UN’ICONA GIALLOROSSA SENZA ESSER NATI A ROMA. PICCHIA DURO, SEBINO!

Sebino Nela

Advertisement

Altro da News