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Dott. Lovati: “Gli infortuni della Roma per me dipendono dalla preparazione inadeguata”

Le parole del chirurgo ortopedico e traumatologico

Il dottor Stefano Lovati, chirurgo ortopedico e traumatologo, responsabile della Sport Clinique Paideia di Roma, ha parlato a Calciomercato.it, cercando di spiegare i tanti infortuni della Roma:

Dottore, siamo solo all’inizio della stagione e la Roma conta già 14 infortuni, quasi tutti di natura muscolare. Si continua sulla scia dell’anno scorso. Qual è la sua spiegazione?
“Fermo restando che non conosco la situazione interna alla Roma, secondo me dipende dalla preparazione non adeguata o troppo affrettata. Queste problematiche di natura muscolare derivano in genere da errori fatti a livello preventivo. Prima dei raduni estivi è opportuno fare degli studi individuali sui giocatori, proprio per poi personalizzare il lavoro su ogni singolo atleta in base alla muscolatura e al ruolo. Ad esempio, gli sforzi di un terzino tipo Kolarov o di un attaccante, sono diversi da quelli di un centrale difensivo”.

Qualcuno ha parlato dei campi di Trigoria “colpevoli” di questi infortuni.
“Ci credo relativamente. I campi troppo rigidi o eccessivamente morbidi possono in qualche modo influire sulla contrattività muscolare, ma questa potrebbe essere solo una concausa, non quella principale”.

Le ultime due defezioni riguardano Kalinic e Cristante. Il centrocampista è già in Finlandia dove verrà operato per il distacco del tendine dell’adduttore destro. Gravità dell’infotunio e tempi di recupero?
“Intanto si tratta di un evento abbastanza raro. Ho letto che Cristante giorni fa aveva manifestato un po’ di dolore in quella zona. Trattandosi di un muscolo importante come l’adduttore, il giocatore non rientrerà prima di 3/4 mesi”.

Quando lavorava nella Lazio, le è mai capitata una stagione in cui c’è stato un numero così elevato di infortuni come quelli che sta subendo la Roma?
“No. Ci sono stati due anni abbastanza tormentati, ma si trattativa sempre degli stessi 5/6 giocatori che sistematicamente avvertivano la medesima patologia”.

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