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Castellacci: “Ricominciare gli allenamenti? Quando il decreto dei primi di maggio non annuncia una nuova proroga”

Le parole dell’ex medico della Nazionale sulla ripartenza degli allenamenti e dei campionati

L’ex medico della Nazionale Italiana, Castellacci, intervenuto ai microfoni di Tele Radio Stero, ha parlato delle misure pensate da Leghe e FIGC per la ripresa dei campionati di calcio:

Lei era molto perplesso riguardo la possibile ripresa degli allenamenti in base a dei protocolli, sono applicabili?

“Sono perplessità che dovrebbero far riflettere, non c’era nulla di polemico nelle mie dichiarazioni. Conosco perfettamente le problematiche di campo, spesso si può fare di tutto ma se non si conosce la realtà territoriale diventa problematico. Eravamo perfettamente d’accordo sul fatto di farci trovare preparati quando il decreto governativo avesse dato l’input che ancora ad oggi non è arrivato. Probabilmente il 4 maggio, se non ci sarà un altro decreto nel frattempo, si potrà ricominciare ad allenarsi. Oggi stesso si è raccolta la commissione medica della FIGC, non sappiamo ancora le conclusioni ma in linea di massima conosciamo le idee e su queste abbiamo posto delle riflessioni. Da una parte la Federazione deve cercare di finire il campionato e sappiamo tutti perché, però lo deve fare ovviamente senza rischiare (o almeno rischiare il meno possibile). Per questo ha presentato delle linee guida che possono spiegare come fare, una di queste è quella di mettere tutti i giocatori in ambienti estremamente riservati – come dei centri sportivi con la foresteria-, avere degli spogliatoi differenziati, fare delle sanificazioni e tutti i test del caso. Allora io mi dico, secondo voi tutti hanno a disposizione questo tipo di strutture a disposizione? Ogni squadra ha uno staff medico così ampio da fare tutto quello che in mesto momento dovrà fare uno staff medico, come provvedere alle sanificazioni, fare i tamponi, i test di idoneità, quelli sierologici, ecc. Un conto è la Serie A, un conto è la Serie B, ma le realtà territoriali e non hanno queste possibilità. Bisognerà valutare quindi riprendere solo la Serie A o anche tutto il resto. In Serie C la maggior parte sono medici che hanno un altro lavoro. Alcuni lavorano in pronto soccorso nei reparti Covid e poi fanno i medici sociali, in molti mi chiamano e mi chiedono “Come si fa?”. È difficile così. Queste realtà bisogna conoscerle se no le linee guida sono belle, sicuramente fatte bene, rigorose dal punto di vista scientifico, ma non hanno concretezza e non possono essere realizzate. Anche in Spagna hanno le stesse perplessità, i giocatori hanno paura. Le istituzioni devono capire che o queste linee sono realizzabili per tutti oppure bisogna demarcare il territorio, perché un conto è la “A” che ha diverse possibilità economiche e un conto è il resto”.

E il “quando” si ripartirà con queste linee lo conosciamo già?

“Il quando è facile, nel momento in cui il decreto dei primi di maggio non annuncia una nuova proroga significa che i giocatori possono ricominciare ad allenarsi. Le società aspettano solo che la commissione tecnico-scientifica governativa dia il via libera. Il problema è che nel momento in cui questo verrà dato ci devono essere delle regole già chiare così da mettere le società di calcio di poterle applicare e qui i dubbi sorgono. Io mi auguro che si possa ricominciare a giocare e che sia uno spiraglio di luce per tutti, ma so da medico quante problematiche ci sono. Intanto non parliamo più di “mondo del calcio”, parliamo di Serie A e poi di tutto il resto perché il mondo del calcio indica una visione globale. Ma implica anche le grandi problematiche, le grandi diversità territoriali, economiche e di potere. Se le linee guida riescono a portare avanti un discorso globale ben vengano, se no penso che difficilmente possano abbracciare tutto il mondo del calcio”.

Esiste la possibilità che se non ci fossero le condizioni giuste per i medici questi possano mettersi di traverso?

“Qui non si tratta di vincere o perdere. Qui ha vinto solo il virus. Mettiamo un medico sociale di serie minori che non si trova nelle condizioni di poter fare il proprio lavoro, loro campano con il proprio lavoro. Questa categoria è l’unica nel mondo del calcio che non ha una posizione contrattuale, è una distorsione del sistema. Paradossalmente il medico sportivo responsabile di un team è anche medico sanitario e medico del lavoro, quindi tutte le responsabilità penali ricadono su queste figure. Il problema è se potranno realizzare queste cose, io penso proprio di no perché sono estremamente preoccupati. In questo senso credo che il Presidente della Serie C Ghirelli, che è un uomo molto lungimirante e conosce bene le dinamiche, possa trovare una soluzione”.

È vero che i giocatori positivi possono avere ripercussioni a livello cardiaco?

“Venivo dall’esperienza cinese e dicevo che andava bloccato il campionato e mi presero per eretico. Da alcuni studi che sono stati fatti sembra che il virus possa colpire anche altri organi come i reni (insufficienze renali) o il cuore (pericarditi o endocarditi) e probabilmente usciranno questi studi. Credo che questo sia un virus “bastardo” che può provocare questi danni e non si può teorizzare che un atleta possa essere guarito solo attraverso il tampone, bisogna fare dei test più approfonditi controllando appunto gli organi in modo da escludere qualsiasi cicatrice che possa aver lasciato il virus perché per un atleta sarebbe estremamente lesivo. Bisognerà fare un nuovo esame di idoneità a tutti, il tampone ovviamente andrà fatto e coloro che hanno avuto il Covid dovranno fare un esame multi organo con test molto più accurati strumentalmente per appurare che non ci siano state altre problematiche”.

Cosa pensa delle critiche al Prof. Rezza riguardo le sue dichiarazioni sullo stop al campionato?

“Mi è dispiaciuto molto perché il Professor Rezza ha espresso una propria opinione e va accettata come tale. Oltretutto mi sembra faccia parte dell’OMS e che faccia parte del comitato scientifico del Governo quindi la sua risposta plausibilissima credo abbia espresso in maniera subliminale quello che poteva essere il parere in quel momento del Comitato governativo. Perciò quello che è stato detto mi è dispiaciuto molto perché ogni forma di polemica verso un’opinione di tipo medico la vedo inutile o faziosa. Oggi come oggi non è il momento delle polemiche, tutti dovremmo cercare di collaborare per evitare l’incidenza di questo virus. Ancora viaggiamo a 600 molti al giorno e tra 15 si dovrebbe ricominciare il campionato? E io devo sentire che si polemizza su un epidemiologo che vede la situazione con perplessità? Tutti vogliamo ricominciare, sono io il primo, ma il buon senso ci vuole”.

Si aspettava una presa di posizione e di coscienza diversa anche dai calciatori?

“Io mi auguro che loro siano coscienti di quello che sta avvenendo e di quello che hanno superato. Devono rendersi conto che non sarà tutto uguale e che le cose cambieranno. La spensieratezza che c’era prima in questo momento non ci può essere, ci deve essere la consapevolezza che si potrà ricominciare ad allenarsi e giocare ma sempre avendo accanto un virus che non ci lascerà. Conviveremo tutti con questo finché non arriverà questo benedetto vaccino. E questa convivenza non sarà la più semplice possibile e per questo il senso di responsabilità dovrà prendere anche loro”.

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