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Roma, il gioco delle alleanze

Alla scoperta di Tiago Pinto

In patria c’è chi lo definisce “encantador“. In effetti Tiago Pinto deve avere realmente qualcosa di particolare. Altrimenti il Benfica  non lo avrebbe assunto a 28 anni, a seguito di un paio d’interventi all’assemblea dei soci riguardanti il rafforzamento del club.
E quel quid in più deve averlo percepito anche Vertonghen la scorsa estate. Libero a parametro zero, finito nel mirino della Roma e di altre tre big europee, il difensore sceglie invece la società portoghese. Pinto è un nome a sorpresa.
Non soltanto per i media e per i tifosi. Ma anche per la maggior parte degli addetti ai lavori che si rapportano quotidianamente con Trigoria. La Roma lo ha presentato come dg, essendo sprovvisto della qualifica da ds, era l’unico modo per tesserarlo in attesa del corso che dovrò svolgere a Coverciano. Inevitabilmente il suo arrivo cambierà alcuni equilibri, interni ed esterni. Non è un mistero che negli ultimi anni la Roma, oltre ad avvalersi della collaborazione dei due agenti molto vicini al Ceo Fienga, si sia  appoggiata spesso e volentieri su Raiola.

Pinto invece chiama Mendes. Basta andare a vedere l’influenza della GestiFute, società di procure calcistiche, nelle operazioni di entrata e uscita del Benfica dove direttamente o indirettamente c’è sempre lo zampino del potente manager portoghese. Legame che, probabilmente Pinto manterrà e trasferirà anche a Trigoria. E in questo contesto, appare difficile all’orizzonte una convivenza con Raiola. Quello che appare certo è che l’addio di Pinto al Benfica è stato mal digerito dall’ambiente lusitano.
L’ex tecnico Rui vitoria, ora all’Al Nasr, ha parlato apertamente di una “gravissima perdita. Lui facilita la vita di un allenatore, anticipa gli scenari. Sarà uno dei grandi dirigenti del calcio mondiale”. Lo scrive “Il Messaggero”.

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