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Spinazzola, si attende il consulto con il chirurgo

Il laterale scalpita per il ritorno in campo, per gli spareggi mondiali sarà out

Al momento non c’è pessimismo. Al momento. Circoscrivere all’oggi lo stato d’animo della Roma sul futuro di Leonardo Spinazzola è fondamentale, perché nessun medico è in grado di smentire categoricamente le parole pronunciate da Andrea Ferretti, responsabile dello staff sanitario della Nazionale, che aveva previsto per Spinazzola un ritorno in campo “all’inizio della prossima stagione“.

Spinazzola sicuramente non giocherà gli spareggi mondiali di fine marzo, ma questo era già noto. Resta da capire per quanto tempo ancora dovrà rimanere ai margini di appartenenza. Il timing di svolta, che potrà fissare un timing realistico, sarà la visita dal professor Lempainen, il chirurgo finlandese che lo ha operato a Turku a luglio, pochi giorni dopo la rottura del tendine d’Achille capitata durante Italia-Belgio. Secondo i programmi iniziali, il consulto doveva essere a metà gennaio. Ma è evidente che non tutto sia andato secondo gli auspici della Roma e soprattutto del giocatore, che sperava di recuperare addirittura entro la fine del 2021.

Il dottor Lempainen per la verità già a inizio novembre aveva chiarito che la gravità dell’infortunio richiedesse uno stop quasi assoluto di sei mesi, prima di un graduale processo di riatletizzazione che avrebbe richiesto almeno altri 30 giorni di allenamento. Purtroppo però il countdown non è ancora partito. Spinazzola ha ripreso a correre sul campo, ma è ancora lontano dalla completa guarigione. Dall’entourage e dalla famiglia di Spinazzola filtra la speranza di rivederlo tra i convocati entro metà marzo, quando saranno passati otto mesi dall’incidente di Wembley. Ma è soltanto una speranza, appunto. Presto, dopo il primo controllo autunnale, Lempainen sarà di nuovo a Roma. Se Spinazzola avrà il via libera, dovrà poi cominciare gradualmente il lavoro con la squadra. Come se dovesse effettuare una preparazione estiva da zero. E dopo circa un mese potrà almeno andare in panchina. Lo scrive Il Corriere dello Sport.

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