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Lima: “Roma piazza pesante. Tifosi splendidi ma anche fanatici”

“Capello diverso da Mourinho. I giallorossi possono vincere la Conference League”

Francisco Govinho Lima, centrocampista della Roma dal 2001 al 2004, ha toccato diversi argomenti riguardanti la Roma in una lunga intervista rilasciata a Roma Today. Di seguito le sue dichiarazioni.

Stai facendo la gavetta in Puglia, cosa ti ha spinto ad accettare di ripartire dall’Italia?
“È stata un’opportunità. È iniziato tutto 5 anni fa quando sono venuto a Lecce per lavorare con una scuola calcio. In realtà avevo un progetto in Brasile, allenare le juniores di una mia vecchia squadra ma prima dovevo fare il corso allenatore UEFA. Una volta fatto il corso però ho avuto l’opportunità di lavorare in Italia e sono rimasto”.

Nella tua esperienza da allenatore ti ispiri a Capello?
“Assolutamente sì. Mi ispiro sempre a lui, soprattutto negli allenamenti”.

Che allenatore era?
“C’erano due Capello. Il primo era quello di campo che lavorava sodo, non scherzava e che dava sempre il massimo. Fuori dal terreno di gioco era un’altra persona che parlava con tutti i calciatori”.

In qualche modo ti ricorda Mourinho? 
“È diverso, ma soprattutto non c’è paragone fra le due squadre. Mourinho sta facendo un grande lavoro ma ha ancora tanto da fare”.

Ovvero?
“La Roma di Capello era una squadra piena di campioni: Emerson, Cafu, Batistuta, Totti, Candela, Samuel, Aldair. Oggi i giocatori che giocano nella Roma, sono lì perché se lo meritano però non sono paragonabili ai campioni del passato. Con tutto il rispetto per quelli di oggi, ma la mia Roma era una squadra diversa”.

La tua era una Roma piena di campioni, ma ha raccolto pochi trofei. Perché?
“È vero ma non so spiegarlo. Quella Roma ha vinto solo lo scudetto e la supercoppa. Abbiamo perso la finale di Coppa Italia col Milan, abbiamo fatto la Champions League ma mancava sempre qualcosa. Era una squadra troppo bella, troppo forte. Siamo stati sfortunati”.

A proposito di titoli, la Roma può vincere la Conference League?
“Penso che sì può vincerla, la squadra c’è. E poi c’è un grande allenatore che ha vinto tutto e che passa ai calciatori la sua esperienza”.

Il tuo momento più bello alla Roma?
“Sicuramente l’arrivo dopo aver vinto lo scudetto, la Supercoppa e le notti in Champions League. Poi non dimenticherò mai la prima volta che sono entrato all’Olimpico e i tifosi gridavano il mio nome. Ho pianto per l’emozione, mai vissuta una cosa così nella mia vita”.

In Champions il tuo momento più triste con la rissa col Galatasaray?
“No, quello è stato un momento di rabbia. Io ho giocato in Turchia, conoscevo la lingua e ho capito tutte le provocazioni e gli insulti ricevuti. Alla Roma non sono mai stato triste, sono sempre stato bene ed ero contento perché facevo parte di una squadra, una rosa e una società importante”.

Il tuo impatto con la città di Roma?
“Roma è una città diversa dal resto del mondo. È una piazza troppo pesante, i tifosi sono splendidi, carichi, i più caldi d’Italia ma anche fanatici”.

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