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Roma, la missione continua. Al prossimo colpo si può abbattere il Leicester

Si può andare in finale, al terzo tentativo in cinque anni, e chi se ne importa se questa non è la Champions o l’Europa League

Si può andare in finale, al terzo tentativo in cinque anni, e chi se ne importa se questa non è la Champions o l’Europa League. Ma bisogna crederci di più fra sei giorni, senza pensare solo a difendersi dalle Volpi inglesi del Leicester, che scorrazzano in casa loro, ma hanno meno qualità dei giallorossi.

L’attrazione della serata, oltre al ritorno di Mourinho in uno stadio inglese (una sconfitta qui gli costò l’esonero nel 2015 dal Chelsea) era rappresentata dalla riapparizione di Jamie Vardy dal primo minuto. Senza una partita da 90’ da quattro mesi, il vecchio working class hero, risalito dalle serie minori per dare la storica vittoria della Premier alle Foxes nel 2016 con Ranieri in panchina, ha la miccia cortissima.

La Roma ci mette quindici minuti per raffreddare i bollenti spiriti inglesi e sferzare il King Power Stadium con un’azione fredda e tagliente, più spietata del vento delle Midlands orientali: cambio di campo da destra verso sinistra di Zaniolo per Zalewski, grande progressione del ventenne di Tivoli che tra Pereira Fofana trova l’inserimento perfetto di Pellegrini, svelto a battere Schmeichel con un diagonale che passa tra le gambe del portierone danese.

Mou perde Mkhitaryan per un problema alla coscia e arretra Zaniolo. La Roma nella ripresa fatica di più a ripartire ead allentare la pressione. Le folate inglesi restano frenetiche, senza la qualità necessaria. Ma quella la porta in dote Barnes, che appena entrato trova la fuga giusta, evitando l’anticipo di Ibanez: cross corto per Lookman, che esce dal groviglio con Mancini con la deviazione dell’italiano dell’1-1.

Il Corriere della Sera

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