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La spinta dei Friedkin per arrivare alla finale

Dan e Ryan Friedkin sembrano essersi davvero innamorati del romanismo. La loro riservatezza si mischia con l’amore di un popolo

Il gigante si è svegliato. Nella prima dichiarazione dopo il “closing”, ad agosto 2020, il vicepresidente Ryan Friedkin l’aveva definito “addormentato”, riferendosi alle potenzialità inespresse della Roma e al sentimento di stanchezza che serpeggiava nell’ambiente giallorosso. Oggi che la passione sembra più viva e accesa che mai, è giunto il tempo di godere degli effetti di un entusiasmo coinvolgente.

La “riservatezza dei Friedkin”, citata anche due giorni fa dal sindaco Gualtieri in merito ai progetti per il nuovo stadio, ha tanta voglia di mescolarsi all’affetto genuino di un popolo che domani sera festeggerà il quindicesimo “tutto esaurito” della stagione all’Olimpico.

Patron Dan e suo figlio Ryan sembrano essersi davvero innamorati del romanismo. Dopo averlo studiato a lungo nella prima stagione in sella, hanno deciso di assecondare questo sentimento facendo sognare i tifosi prima con l’arrivo di Mourinho, poi favorendo una politica dei biglietti a portata di popolo e infine strizzando l’occhio all’ex capitano Totti.

Ma il sostegno non è soltanto fisico: anche ad aprile, il presidente ha immesso altri 10 milioni di euro nelle casse societarie per far fronte alle spese correnti, facendo salire il totale dei soldi versati nella Roma a 359 milioni in quasi due anni di gestione.

L’assalto alla Conference League potrebbe valere altri 25 milioni tra incassi, market pool e premi Uefa. Ecco perché Roma-Leicester vale tantissimo. Ma l’unico pensiero che adesso gli americani hanno in mente è regalare ai romanisti un trofeo dopo 14 anni di digiuno. Lo scrive il Corriere dello Sport.

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