Fonseca: “Non è facile essere l’allenatore della Roma, ma è un’esperienza unica”

Paulo Fonseca

Un estratto dell’intervista, che verrà rilasciata domenica, di Sky all’ex allenatore giallorosso

Domenica Sky rilascerà un servizio dedicato a Paulo Fonseca: ‘Le Strade di Fonseca’. In una lunga intervista, l’allenatore portoghese del Lille parlerà, tra le altre cose, del suo passato alla Roma e del rapporto con Mourinho. Intanto Sky ha rilasciato un estratto delle sue dichiarazioni.

SULLA ROMA

“La Roma è un club diverso, le persone sono molto calorose anche se non è facile, sappiamo tutti che non è facile essere allenatore a Roma, ma Roma è un momento unico nella carriera di un allenatore. E’ stato un periodo difficile perché sono stato senza direttore sportivo e allenare senza questa figura non è facile, ma poi è arrivato Tiago Pinto e le cose sono state molto chiare per me. I Friedkin volevano ricominciare da zero e hanno investito e portato un allenatore che ha vinto tanto. E’ normale quello che è successo.”

SU MOURINHO

 

“Quando ho lasciato Roma, con Mourinho ci siamo scambiati dei messaggi, ho capito la situazione, lui è stato onesto con me e quello che conta di più è stata proprio l’onestà di Mourinho. Ero l’unico a sapere di Mourinho prima dell’annuncio? Sì lo sapevo. Tiago Pinto è una persona che stimo molto e che sta facendo un grande lavoro a Roma ed è sempre stato molto onesto con me.”

 

SULLA GUERRA IN UCRAINA

“Tutti i giorni muoiono tante persone, tanti bambini, ma a noi sembra tutto lontano” ha esordito Fonseca che ha poi aggiunto: “Noi tutti possiamo fare di più. La verità è che per me è difficile guardare la sofferenza del popolo ucraino senza fare niente. Tutto quello che stiamo facendo è inviargli armi, ma loro sono soli a lottare contro un dittatore che mente tutti i giorni, che ammazza persone ed è un pericolo per tutta l’umanità. Quello che facciamo non è sufficiente per l’Ucraina e il mondo perché non è solo l’Ucraina in pericolo, ma tutto il mondo.

Ero a casa quando le bombe sono arrivate a Kiev ed è stato un momento tragico, di panico per tutti. Sembrava un film, ma non lo era. Viverlo è diverso. Quando hai un bambino di due anni con te è difficile scappare, mantenere la calma. Il momento è stato molto difficile, ma non è niente se facciamo il paragone con le persone che continuano a vivere questo dramma ogni giorno.

Quando le bombe sono arrivate tutte le persone volevano scappare, tutti volevano uscire dalla città. Per fare due o tre chilometri ci volevano otto ore. Al momento giusto l’ambasciata del Portogallo mi ha aiutato a rientrare. Sono state 30 ore di viaggio, tra i rumori degli allarmi anti aerei, senza sapere cosa ci potesse accadere. Avevamo il figlio della sorella di mia moglie con noi. Spero che tutto finisca”.

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