Cafù: “La mia Roma era una squadra incredibile. Restai per Sensi…”

Le parole dell'ex terzino giallorosso sulla sua avventura nella Capitale

Cafù

“Pendolino” Cafù è tornato a parlare della Roma e lo ha fatto in un’intervista alla rivista inglese FourFourTwoDal suo arrivo in giallorosso al trasferimento al Milan: di seguito le parole dell’ex esterno difensivo sinistro della Roma.

Come è stato ambientarsi nella squadra data la forte barriera linguistica presente tra te e i compagni?
“Avrebbero potuto mettermi nella stanza stanza di Aldair, ma invece mi avevano sistemato insieme a Omari Tetradze. Passavamo 24 ore a guardarci e a guardare le partite, incapaci di comunicare tra di noi. È stata un’esperienza. Questo mi ha stimolato ad imparare più velocemente la lingua e a sentirmi a casa più in fretta”.

Come è stato vincere lo scudetto, che mancava da ormai 18 anni, con la Roma?
“Avevamo una squadra incredibile. C’erano giocatori come Gabriel Omar Batistuta, Vincenzo Montella e Marco Delvecchio in attacco, Francesco Totti e Marcos Assunçao a centrocampo, più Aldair, Zago, Walter Samuel e Vincent Candela in difesa. Era una squadra piena di talento. Sapevamo però che non sarebbe stato un campionato facile. La Serie A all’epoca era il campionato migliore d’Europa. Le favorite erano: Juventus, Milan, Lazio, Parma e Inter. Dopo aver vinto le prime cinque partite abbiamo pensato di poter vincere il campionato e così è stato”.

Dopo la vittoria dello scudetto avevi delle offerte dall’estero?
“Il Chelsea fece un tentativo, ma Sensi la rispedì subito al mittente, sarebbe stato bello fare un’esperienza del genere in Premier League, ma non riuscimmo a trovare l’accordo”.

Cosa ti ha fatto rifiutare la proposta giapponese dopo l’esperienza a Roma?
“Ero intenzionato a trasferirmi in Giappone, ma Leonardo mi ha chiamato dicendomi che Ariedo Braida doveva parlare con me. Pensai che volessero delle informazioni su qualche giocatore, ma quando ci incontrammo a Roma mi dissero che Ancelotti mi voleva e che lui e Galliani non avrebbero accettato un no come risposta. Allora chiamai il Yokohama per spiegare la situazione e rispedii i soldi indietro. Arrivai al Milan a 32 anni e rimasi a Milano per 5 stagioni, giocando quasi tutte le partite”.

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