Fuori dalla Coppa Italia e con una corsa in campionato che appare più simile ad una scalata d’alta montagna, alla Roma resta solo il percorso europeo per coltivare sogni di gloria e non solo.Ā
ServirĆ lo smoking di gala per tornare a credere in se stessa. La formazione di Ranieri, inevitabilmente, ripasserĆ ancora attraverso la scure dei play-off, come le accade da quattro anni a questa parte. Conference o Europa League, non ha fatto differenza.
La squadra giallorossa, per accedere al salone delle migliori sedici, deve eliminare il Porto, storicamente avversaria indigesta. Ma al di lĆ delle variabili imponderabili di una doppia sfida europea, deve necessariamente aggrapparsi alla sua recente tradizione e abitudine a giocare queste partite.
Con Mourinho prima e De Rossi dopo, la Roma nella seconda parte dei percorsi europei ha sempre migliorato sensibilmente il suo rendimento, con un Olimpico fattore amico (a parte la sfortunata serata contro il Bayer dello scorso aprile) a ribilanciare qualche eccessivo balbettio in trasferta.

Status e singoli
Rispetto allo scorso anno, Ranieri, potrĆ disporre di un Hummels in più. Il vice campione d’Europa col Borussia, di fatto, per questioni di etĆ e gestione delle risorse fisiche, giocherĆ solo le grandi sfide europee, con la speranza che la Roma possa arrivare fino a Bilbao. La sua leadership ĆØ un punto in più a favore di Sir Claudio, che proverĆ ad attingere anche dall’esperienza del gruppo storico in queste sfide.
Mancini, Paredes, magari lo stesso Pellegrini, oltre ad Angelino, Saelemaekers, Ndicka sono calciatori che hanno giocato tante partite da dentro o fuori, dimostrando di elevare le proprie prestazioni agli standard massimali.
Su questa base si innesta anche il miglior Dybala dell’ultimo biennio, sul piano psicofisico: la Joya non ha segnato tanto in questa stagione finora, ma arriva alla doppia sfida contro il Porto nel miglior momento degli ultimi mesi. Intorno all’argentino ruoteranno le probabilitĆ più elevate di qualificazione.
Poi ci sono le speranze, come quella che la Roma deve continuare a coltivare in Artem Dovbyk: l’ucraino a segno 13 volte in stagione, deve tramutarsi in un fattore decisivo soprattutto in queste sfide europee contro avversari che rispetto a ciò che accade in Serie A, applicano sistemi difensivi meno attenti.
In generale per la Roma l’Europa ĆØ l’ultima carta utile per poter aspirare ad un percorso di crescita più semplice giĆ a partire dalla prossima stagione. Giocare o no la Champions League può fare tanta differenza nella programmazione del prossimo biennio in termini di spese e non solo. A ciò si abbina la necessitĆ anche di far respirare un’aria di maggiore ambizione ad una tifoseria, sballottata qua e lĆ nella tempesta emotiva di una stagione giĆ in buona parte compromessa.


