Conti: “Due anni fa mi hanno diagnosticato un tumore al polmone ma ora sto bene”

Le parole dell'ex campione del mondo nel 1982: "Ringrazio il Presidente Dan Friedkin che voleva portarmi a sue spese negli Stati Uniti"

Il calcio ĆØ pieno di storie belle che si sviluppano sul campo ma che nascondono anche eventi oscuri e tristi che paradossalmente rinforzano sempre di più il legame fra giocatori e tifosi. ƈ questo il caso di Bruno Conti, storica ala della Roma degli anni ’80 e campione del mondo nel 1982 con l’Italia di Beazot, che ha raccontato in una lunga intervista di aver sconfitto un brutto male negli ultimi due anni.

Bruno, 70 anni di cui 50 passati nella Roma.
ā€œDue traguardi…Sono l’uomo con la più lunga militanza in giallorosso da calciatore, allenatore e dirigente: un grande orgoglioā€.

Cosa ĆØ stata la Roma per lei?
ā€œCosa ĆØ: tutta la mia vita. Ancora oggi quando sento gli inni di Venditti, Fiorini e Conidi mi emoziono, mi viene la pelle d’oca. Ho passato due anni al Genoa per farmi le ossa in prestito, avendo come maestro Simoni, ma non ho mai pensato di lasciare la Roma, neanche quando Maradona ogni volta che ci incontravamo mi diceva ā€œvieni a Napoliā€. Mio padre, romanista fino al midollo, non me l’avrebbe mai perdonatoā€.

Ricorda il primo allenamento con la Roma?
ā€œCerto c’erano De Sisti, Cordova, Di Bartolomei, ma mister Liedholm chiamò me, un ragazzino, per mostrare un gesto tecnico: ā€œBruno fai vedere lo stop di internoā€, ā€œOra di esternoā€¦ā€. Liedholm, mi ha insegnato tanto e mi ha lasciato libero di esprimermi. lo andavo a destra, a sinistra, dribblavo e lui non mi ha mai ingabbiato o chiesto sacrifici, ma solo di sfruttare la mia fantasia. Chi mi mandava a quel paese era Bomber Pruzzo: ā€œE dai ā€˜sta pallaā€¦ā€, io mi divertivo a fare finte e e lui era costretto a liberarsi due tre volte dal suo marcatore prima che lo servissi. Ma quando gli arrivava il cross, era quasi sempre golā€.

La Roma di Liedholm degli anni ’80 ĆØ stata la più forte di sempre?
ā€œLa più forte non lo so, la più bella penso di sƬ. Era elegante, dominante, ci divertivamo a giocare. Nel-l’anno dello scudetto il Barone si inventò Di Bartolo-mei libero, due terzini mancini, Nela e Maldera. Fal-cao, Ancelotti, Prohaska, io, Pruzzo… Difendeva solo Vierchowod. L’anno dopo arrivarono Graziani e Ce-rezo. E pensate se avessimo avuto anche Roccaā€.

Conti, Falcao, Ancelotti e Cerezo. Quante squadre al mondo hanno avuto un centrocampo cosƬ?
ā€œPochissime. Carlo e Paulo allenatori in campo. Toninho, un fuoriclasse, si sacrificava a correre. Io ero nel momento migliore, avevo vinto il Mondiale e poi lo scudetto. Se avessi alzato la Coppa dei Campioni contro il Liverpool avrei centrato un record in tre anni fino ad allora mai riuscito a nessuno. Invece subimmo un gol irregolare per carica su Tancredi, pareggiò il Bomber su cross mio. Ma ai rigori io e Grazianiā€¦ā€.

Ci pensa ancora?
ā€œE come fai a non pensarci? Maldera squalificato, Pruzzo usci per infortunio, Cerezo per crampi. Perdemmo i rigoristi. Sbagliammo io e Ciccio, i campioni del mondo. Tancredi che li parava sempre non ne prese uno. Poi Paulo Robertoā€¦ā€.

Poteva vincere di più?
ā€œMi mancano due scudetti. Il gol di Turone nel 1981 era valido, lo vidi a occhio nudo, su assist di Pruzzo, Ramon veniva da dietro. E poi quel maledetto Roma-Lecce in cui io partii in panchina. C’è chi parlò di partita venduta: follie. Ma ci pensate vincere uno scudet-to dopo aver recuperato 8 punti alla Juve? Neanche per tutto l’oro del mondo ci avremmo rinunciatoā€.

Ā Chi ĆØ stato Dino Viola?
ā€œUn visionario, creò la Roma pezzo dopo pezzo. Era tutti i giorni a Trigoria, appena nasceva un problema lo risolveva e la sera faceva il giro a spegnere le luci lasciate acceseā€.

Il tempo che passa regala ricordi felici ma anche grandi dolori.
ā€œLa perdita di Agostino Di Bartolo-mei ĆØ una ferita che non si rimarginerĆ  mai. Era il mio idolo, il mio capitano. Prima che accadde l’irreparabile avevo organizzato una partita al palazzetto dello sport per un ex compagno sfortunato. Vennero tutti i ragazzi dello scudetto, Agostino era lƬ con noi e suo figlio Luca. Rideva, era normale.
Non ci siamo accorti del suo disagio, se solo avesse parlato, chiesto aiuto. Io non riesco ad accettarlo: Ago, perchĆ©ā€Ā».

Il gran rifiuto di Falcao: doveva tirarlo il rigore contro il Liverpool?
ā€œNon era un rigorista. ƈ stato un campione che cambiò la storia della Roma. Ma forse, viste le tante assenze, avrebbe dovuto prendersi quella responsabilitĆ ā€.

Sotto la Curva Sud, in lacrime, finƬ anche nella sua indimenticabile partita di addio.
ā€œIl giorno prima perdemmo la finale di Coppa Uefa in casa con l’Inter. Eppure allo stadio arrivarono 80 mila persone, con le bandiere col mio volto. A fine partita feci il giro di campo con i miei figli Daniele e Andrea. Mi inginocchiai sotto la curva, mi tolsi lo scarpino sinistro, lo baciai e lo lanciai ai tifosi. Ora mi rimetto a piangere, porca zozzaā€¦ā€.

Finita la carriera ĆØ stato responsabile del settore giovanile, scovando una infinitĆ  di talenti.
ā€œIl primo anno presi Pepe, Bovo, Aquilani e il mio fiore all’occhiello di sempre, Daniele De Rossi. La lista negli anni ĆØ lunghissima. E quante plusvalenze… Romagnoli, Bertolacci, Caprari, Politano, Frattesi, Sca-macca, Calafiori, Pellegrini, Zalewski, Bove, Pisilliā€.

Rosella Sensi le affidò la panchina e poi il ruolo di direttore tecnico.
ā€œNon finirò mai di ringraziarla: le dissi subito sƬ, era un momento delicato per la squadra. Da dt con il ds PradĆØ scegliemmo Spalletti e dopo di lui Ranieri. Ritrovarlo oggi ĆØ stata una gioia. Avere nella Roma chi la ama ĆØ importantissimoā€.

Quanto le spiace che Totti non sia nella Roma?
ā€œTantissimo, lui ĆØ la storia della Romaā€.

Guardando indietro: a chi deve dire grazie?
ā€œAi miei genitori che hanno cresciuto sette figli facendo mille sacrifici. Mi hanno trasmesso i valori veri della vita. E poi a mia moglie, i miei figli e i miei nipoti, che mi sono stati vicino in un momento difficile, fortunatamente alle spalleā€.

Le va di parlarne?
ā€œDue anni fa mi hanno diagnostico un tumore al polmone. Devo ringraziare il mio medico di famiglia, il dottor Camilli, che si ĆØ accorto subito della mia tosse persistente e il professor Rendina del S.Andrea per le cure che hanno funzionato. E non dimentico il presidente Dan Friedkin che voleva portarmi a sue spese negli Stati Uniti: conservo le sue affettuose lettere. Ora però sto bene, gli esami sono tutti a posto. E posso dire che mi ĆØ riuscito un altro dribblingā€¦ā€.

Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

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Pinoo
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1 anno fa

Grande Bruno mi ricordo ancora tu giocavi nell’Anzio allievi io col Fiumicino il nostro allenatore disse al nostro terzino ā€œ tu prendi Conti e non lo fai muovereā€ fini 1 a 0 gol tuo, giĆ  al tempo degli allievi eri conosciuto, tutti ne parlavano eri un predestinato

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