Roma, spaccio e clan in curva Sud: “Non siamo infami, la gente vuole drogarsi allo stadio”

Il pentito Capogna svela i legami tra ultras e narcotraffico: traffici alla luce del sole, faide interne e un attentato incendiario contro la sede del Gruppo Quadraro

Curva Sud

Emergono nuovi dettagli sui legami tra il narcotraffico romano e una frangia della Curva Sud dell’Olimpico. Secondo quanto riportato da Calcio e Finanza, a fare luce sulla vicenda è il collaboratore di giustizia Fabrizio Capogna, broker della cocaina oggi detenuto e figura chiave nelle indagini sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik.

Capogna ha raccontato agli inquirenti della sua vicinanza al Gruppo Quadraro, la sigla nata dopo lo scioglimento dei Fedayn nel 2023. «Sono andato anche alla loro presentazione», ha ammesso, confermando la trasformazione della Curva in punto di riferimento per lo spaccio.

Il pentito ha descritto i suoi rapporti con uno dei leader del gruppo: «Giampiero Antonelli è un mio vecchio amico, anche lui ultrà. Abbiamo fatto un paio di affari con la cocaina. Gli ho dato qualche chilo. Adesso è lui che guida il Gruppo Quadraro». Capogna ha aggiunto di averlo rifornito fin dal 2018 per conto di un cliente di Santa Marinella. Le consegne, ha spiegato, sarebbero avvenute «circa sei o sette volte in un anno», con la cocaina venduta a 26mila euro al chilo.

Secondo gli investigatori, il gruppo agiva in una zona dell’Olimpico destinata allo spaccio. Eppure il leader riconosciuto del Quadraro, Girolamo “Cillo” Finizio, ha cercato di prendere le distanze: «La zona di spaccio coinvolgeva alcuni dei nostri, ma non tutto il gruppo, tantomeno il sottoscritto, che è sotto processo per aver picchiato chi si occupava di certe cose».

Ma le parole di Finizio non sono piaciute a tutti. In una delle intercettazioni, Danilo Cappannelli, uno degli indagati, sbotta: «La gente si vuole drogare allo stadio, c’è sempre stata gente che si droga allo stadio», accusando il capo di averli definiti «infami e merde».

Intanto, la tensione è esplosa nella notte del 28 aprile 2025, quando una molotov è stata lanciata contro la sede del Gruppo Quadraro in via Cartagine 32. Un atto intimidatorio che gli inquirenti collegano a fratture interne e alla perdita di protezioni criminali da parte di Finizio. Dopo la rottura con la cognata di Angelo Senese, il capo ultras sarebbe rimasto isolato.

Il messaggio dietro l’attentato è apparso chiaro: nessuna tolleranza per chi collabora. Ma la risposta del gruppo non si è fatta attendere. È circolato un comunicato anonimo: «Come non ci ha fermato lo striscione che ci hanno portato via, non ci fermerà la sala incendiata. Siamo i Fedayn Quadraro, da 58 anni». Un tentativo di legittimazione che, secondo gli inquirenti, non convince: i legami con i veri Fedayn sembrano ormai più simbolici che reali.

La figura di Finizio continua a dividere anche tra i tifosi. Una sua vecchia foto con una maglia del Napoli ha alimentato sospetti sulla sua fede romanista. Per riconquistare credibilità, il 25 giugno 2024 espone uno striscione fuori dal Maradona: «Il nostro odio non finirà mai», firmato Gruppo Quadraro. Il gesto gli costa un Daspo, ma rinsalda la sua leadership nel gruppo. Un mosaico fatto di tifo, criminalità e violenza, in cui lo stadio diventa teatro di ben altro rispetto allo sport.

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