Giovedì sera l’Europa League porterà la Roma all’Ibrox Stadium, in uno di quegli ambienti che, per storia e tradizione, sanno rendere complessa anche la partita più sbilanciata. Ma dietro il fascino dello scenario e l’eco di un passato glorioso, i Rangers di oggi raccontano tutt’altra storia: quella di una squadra in crisi, ultima nella classifica generale con zero punti in tre partite, un solo gol segnato e sei subiti. Numeri che fotografano non soltanto un avvio europeo fallimentare, ma una squadra ancora in cerca di un equilibrio tecnico e mentale.
I Rangers arrivano all’appuntamento con la Roma dopo tre sconfitte consecutive in Europa — Genk, Sturm Graz e Brann — che hanno messo a nudo i limiti strutturali di un gruppo in transizione. Difesa vulnerabile, poca efficacia offensiva e una costruzione dal basso che spesso si traduce in errori evitabili. L’impressione è che, pur disponendo di elementi d’esperienza come Tavernier e Butland, il rendimento complessivo resti troppo discontinuo per competere a livello continentale.
In campionato, la situazione appare meno grave: quarti in Scottish Premiership con 15 punti in dieci giornate, frutto di tre vittorie, sei pareggi e una sola sconfitta. Ma il dato più significativo è la difficoltà nel trasformare la spinta del proprio pubblico in risultati concreti: all’Ibrox, dove giovedì arriverà la Roma, i Rangers hanno vinto solo una volta in cinque partite interne.
L’effetto Röhl
Il cambio in panchina, avvenuto il 20 ottobre con l’arrivo del tedesco Danny Röhl, rappresenta il tentativo del club di invertire la rotta. Cresciuto nella scuola del pressing di Rangnick, Hasenhüttl e Flick, Röhl porta con sé un calcio verticale, aggressivo, basato su un’intensità che però necessita di tempi di assimilazione lunghi. Dopo il pesante 0-3 incassato al debutto contro il Brann, il tecnico ha trovato la prima vittoria tre giorni più tardi in campionato contro il Kilmarnock.
Per la Roma, questo rende la partita particolarmente insidiosa: non per il valore attuale dei Rangers, ma per la possibile reazione di una squadra che gioca senza nulla da perdere. Röhl sta cercando di imprimere idee nuove, ma la fragilità difensiva e la mancanza di concretezza offensiva restano problemi evidenti.
I punti deboli da colpire
La Roma dovrà saper sfruttare i punti di rottura del sistema scozzese. Il pressing alto di Röhl, ancora disordinato nelle sue prime applicazioni, lascia spazi importanti alle spalle della linea di centrocampo. In transizione difensiva i Rangers soffrono le squadre capaci di costruire rapidamente e sfruttare la superiorità numerica negli ultimi trenta metri.
Anche sul piano difensivo, le incertezze individuali pesano. Mentre il portiere Butland, pur affidabile, viene spesso chiamato a interventi complessi per colmare gli errori di reparto. Le statistiche lo confermano: solo due clean sheet in dieci gare stagionali. In avanti, le cessioni di Dessers e Igamane hanno privato i Rangers di profondità e gol. L’attacco produce appena 1,2 reti di media in campionato, mentre in Europa è fermo a una sola marcatura in tre partite.
Un avversario in bilico
I Rangers conservano un legame storico con il calcio italiano, ma un bilancio sfavorevole: in 23 confronti europei con club di Serie A, hanno ottenuto appena sei vittorie contro dodici sconfitte. Solo una volta hanno vinto in Italia, nel 2006 contro il Livorno. Contro la Roma non ci sono precedenti ufficiali, ma la tradizione dice che le squadre italiane hanno sempre saputo interpretare meglio il gioco europeo.
Il peso dell’Ibrox, con i suoi 50.000 tifosi, rimane l’unico vero vantaggio dei Rangers. In casa, anche nelle stagioni difficili, l’ambiente è capace di generare intensità e pressione. Ma la Roma parte da una posizione di forza: con tre punti in tre gare è davanti in classifica e, soprattutto, dispone di una struttura tattica più solida. La chiave sarà la gestione dei ritmi — non farsi trascinare nel caos agonistico che gli scozzesi tenteranno di imporre — e la capacità di colpire con lucidità nei momenti cruciali, lavorando sulla finalizzazione delle azioni offensive.




