“Ha segnato il predestinato!” gridava Fabio Caressa nel febbraio 2019, dopo la doppietta di Nicolò Zaniolo al Porto. Era la notte in cui il classe 1999 sembrava destinato a diventare il nuovo simbolo della Roma. Poi, però, sono arrivati gli anni difficili, quelli dei due infortuni al crociato che ne hanno frenato la crescita, tra alti, bassi e tanta attesa. Ma anche momenti che restano nella memoria dei tifosi: la tripletta al Bødo/Glimt e soprattutto il gol a Tirana, quello che ha portato la Roma a vincere la sua prima Conference League e il primo trofeo UEFA della storia giallorossa.
Oggi però quei ricordi sembrano lontani. L’amore della piazza si è trasformato in amarezza e rabbia, e il nome di Zaniolo divide come mai prima. Tutto è cambiato nel gennaio 2023, quando arrivò l’addio turbolento e la cessione al Galatasaray. Da lì in poi, il rapporto con Roma si è incrinato del tutto. Il destino, però, li ha riportati uno di fronte all’altro. Nella scorsa stagione, Zaniolo ha incrociato per la prima volta i giallorossi da avversario, con la maglia dell’Atalanta. Segnò nel finale, esultò in modo polemico e arrivò lo scontro con Mancini e Koné. Poi ammise che non lo avrebbe rifatto.
Non è finita lì. L’ultimo capitolo del legame complicato tra Zaniolo e la Roma arriva pochi mesi fa, da giocatore della Fiorentina. Negli spogliatoi del Viola Park, la lite con i due ragazzi della Primavera giallorossa. Tutto si è chiuso con una multa da 15 mila euro decisa dalla Procura federale, ma l’episodio ha riacceso polemiche e discussioni.
E ora eccolo di nuovo, pronto a tornare all’Olimpico. Stavolta con la maglia dell’Udinese, in un incrocio che promette scintille. Difficile aspettarsi applausi o cori di affetto: per molti tifosi romanisti, Zaniolo non è più il “predestinato”, ma il simbolo di una storia d’amore finita male.


