Edoardo Bove ha presentato in Senato una legge sul primo soccorso che porta il suo nome. In qualità di testimonial è intervenuto nella conferenza stampa di presentazione avvenuta oggi 17 novembre presso l’aula convegni del Palazzo Carpegna.
Prima di tutto Bove ha voluto ringraziare chi ha lavorato dietro le quinte. “Parto dai ringraziamenti, perché per me è motivo di grande orgoglio essere qui. Grazie al senatore Marco Lombardo, al presidente Scapigliati, alle senatrici e al ministro Abodi per la loro presenza”.

Bove: “Il mio episodio non è motivo della mia presenza”
Nel suo discorso il calciatore ci ha tenuto a spiegare che la sua presenza non è dovuta al malore subito il 1° dicembre in Fiorentina-Inter: “Sicuramente è stato il motore di tante cose, ma non è la causa principale della mia presenza qui”.
Bove è un calciatore di Serie A, ma avvenimenti simili succedono molto più spesso di quanto si pensi: “Sono qui perché ho avuto la fortuna di entrare in contatto con tante associazioni e fondazioni: vedo la Fondazione Castelli, vedo la Fondazione “Per Matteo”, ne ho conosciute davvero molte”.
Ha poi cercato di immedesimarsi in chi non si è salvato e in chi ha perso una persona cara, che spesso è in prima linea: “Padri e madri che perdono figli, fratelli che perdono fratelli; e da quel dolore sentono il bisogno, quasi il dovere, di fare qualcosa in loro memoria. Non è nemmeno giusto che debbano farlo, e ho provato a mettermi nei loro panni, pur non essendo genitore“.

Bove: “Vorrei che la legge avesse più nomi”, e poi ricorda Astori
Il malore non è, come già detto, successo solo al centrocampista, ma anche a tanti altri giocatori e non solo. Ecco che dunque Bove non si capacita del motivo per cui la Legge ha il suo nome.
“Essere citato in questa legge è motivo di orgoglio, ma al tempo stesso vorrei che fosse la legge della Fondazione Castelli, della Fondazione “Per Matteo”, di Stefano Carone, di Mattia e Filippo Alessandrini, che a Piacenza hanno salvato una persona che si stava sentendo male”.
Ha poi ricordato anche Astori: “E potrei fare tantissimi altri esempi: mi viene in mente Mattia Giani, mi viene in mente Davide Astori”.

La missione è una: combattere la disinformazione
Un importante digressione riguardo la disinformazione: “Perché io, prima che mi accadesse ciò che è accaduto, ero il primo a non conoscere i dati statistici che il senatore ha riportato sugli arresti cardiaci”.
Secondo i dati molti non interverrebbero. Bove ha provato a darsi una risposta: “Secondo me si tirerebbero indietro perché hanno paura di sbagliare, di non sapere cosa fare. Il nostro impegno, e l’impegno di tutte le associazioni – ha spiegato così il suo punto di vista – è proprio quello di diffondere informazione e cultura del primo soccorso”.
Ha poi concluso il suo discorso con una metafora calcistica. “Il nostro rettangolo di gioco, per usare una metafora, sono le scuole, i centri sportivi, i luoghi in cui c’è la volontà di imparare e il coraggio di farlo. Credo sia arrivato il momento di alzare tutti la mano per dire che siamo presenti e che vogliamo fare qualcosa su questo tema.
Grazie a tutti”.

Bove e il ritorno in campo: la situazione
In un’intervista rilasciata da Edoardo Bove e Flavio Cobolli, legati da un forte legame, il classe 2002 ha parlato del ritorno in campo. Il tennista invece ha raccontato come ha vissuto quel 1° dicembre.



