Lo chiamavano il terzino goleador, non solo per i suoi 48 gol segnati tra Milan e Roma, ma per uno stile di gioco che univa corsa, tecnica e capacità di finalizzazione. Aldo Maldera, con i suoi baffi inconfondibili e l’agilità di una gazzella, è stato uno dei laterali più iconici del calcio italiano degli anni ’70 e ’80, vincendo due scudetti e lasciando un’impronta indelebile nei cuori dei tifosi. Eppure, la sua fine non è stata all’altezza della sua carriera. Morto a Roma il 1° agosto 2012, Maldera è stato vittima di un caso di malasanità, una vicenda che solo oggi ha ottenuto giustizia.
Il calvario di Maldera cominciò il 24 luglio 2012. Maldera fu ricoverato presso il reparto di neurologia dell’ospedale San Camillo di Roma a seguito di un improvviso calo della vista. Gli venne diagnosticato un meningioma intracranico, un tumore benigno. L’intervento chirurgico, effettuato tre giorni dopo, fu dichiarato riuscito. Ma pochi giorni dopo, il quadro clinico si aggravò improvvisamente, portando al decesso dell’ex calciatore. L’autopsia rivelò una tromboembolia polmonare, conseguenza della mancata somministrazione della profilassi anticoagulante post-operatoria, una prassi ben nota in ambito neurochirurgico.

Maldera, gravi imperizie mediche e giustizia solo dopo anni
Il caso rimase a lungo nel silenzio, così come la personalità discreta dello stesso Maldera, che aveva scelto di restare a vivere a Roma. La sua morte, inizialmente sottovalutata, è diventata oggetto di un procedimento giudiziario solo grazie alla tenacia della sua famiglia. Nel tempo è emersa la negligenza dei medici, evidenziata dalla mancata applicazione delle linee guida di profilassi nei pazienti operati per tumori cerebrali. Noti per essere a rischio tromboembolico superiore al 20%.
Il Tribunale di Roma, nel gennaio 2019, ha confermato la presenza di gravi imperizie da parte del personale sanitario del San Camillo. Come riporta il Corriere dello Sport, la sentenza è stata confermata anche in Appello, portando a un risarcimento complessivo di circa un milione di euro a favore della famiglia. Nonostante la struttura ospedaliera abbia sempre negato responsabilità dirette, le conclusioni della giustizia hanno fatto chiarezza su un errore che ha avuto esiti letali e che poteva essere evitato.




Grande Aldone Maldera, sempre nel mio cuore di quattordicenne che ti vede dalla Sud, mentre scagli una gran botta che si insacca sotto l’incrocio della porta di Mannini. E quasi gli fai crollare la Torre, ai nerazzurri pisani. Mi dispiace profondamente sapere che potevi essere ancora vivo, a goderti la tua città d’adozione.