De Rossi all’Olimpico, dall’altra parte del cuore

Per l'Olimpico, Roma, la sua gente, DDR non sarà mai uno qualunque

De Rossi

Lunedì sera l’Olimpico non sarà uno stadio qualunque. Non lo sarà per la Roma, che chiude il 2025 davanti alla propria gente, e non lo sarà soprattutto per Daniele De Rossi, che tornerà in quello che per diciannove anni è stato casa, rifugio, identità. Stavolta, però, lo farà da allenatore del Genoa, seduto sull’altra panchina, costretto per mestiere a guardare la Roma non più come un “noi”, ma come un avversario sul campo.

Avversario sul campo perché per DDR non potrà mai essere una battaglia da nemico, nonostante l’addio doloroso del settembre 2024, quando fu allontanato dalla panchina giallorossa. Una ferita ancora recente, che però non ha scalfito il legame profondo con il club e con il suo popolo.

De Rossi

De Rossi: “Una cosa contro natura per me…”

Lo dice lui stesso, senza giri di parole, nel raccontare l’attesa di questo ritorno così anomalo: “Non lo so, perché non ci sono mai stato dall’altra parte in quello stadio. So soltanto che ho una partita da preparare e una partita da provare a vincere” – ha detto a Rai Sport. Per De Rossi sarà la prima volta all’Olimpico da avversario, e già questo basta a rendere la serata diversa da tutte le altre.

“È la prima volta che mi succederà una cosa del genere”, ammette. “Lavorare una settimana, sperando che la Roma perda, è una cosa contro natura per me”. Eppure, De Rossi sa che questo passaggio era inevitabile. “Ma prima o poi doveva succedere, perché questo è il lavoro che ho scelto”. È qui che emerge la sua idea di rispetto reciproco, quasi di un patto non scritto con la tifoseria giallorossa. “Io accetterò che loro facciano il tifo contro di me e loro accetteranno che, per una volta, per novanta minuti, saremo non nemici ma dalla parte opposta”.

De Rossi

A fine gara, l’annunciato saluto alla sua gente

Non c’è rabbia, non c’è rivalsa ostentata. C’è semmai la consapevolezza di vivere un momento speciale, che va oltre il risultato. De Rossi lo descrive così: “Penso che sarà bello, è come quando, dopo tanti anni, ritrovi il tuo primo grande amore, un vecchio amore, un grandissimo amore. Sarà bello salutarsi”. Poi, come è giusto che sia, il calcio tornerà a essere calcio. “Durante la partita, non ci sarà spazio per i sentimentalismi”, avverte.

Il Genoa avrà i suoi obiettivi, la Roma i propri, e l’Olimpico sarà teatro di una sfida vera, combattuta, senza sconti. Ma il tempo delle emozioni non sarà cancellato, solo rimandato. “A fine gara penso che un giretto per salutarli lo farò”. In quella passeggiata finale, qualunque sia il risultato, ci sarà probabilmente il senso più autentico della serata: l’incontro tra un uomo e la sua storia, tra un simbolo e il suo popolo. Perché Daniele De Rossi potrà anche sedersi sull’altra panchina, ma per l’Olimpico, e per Roma, non sarà mai uno qualunque.

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