Il legame tra Ruggiero Rizzitelli e la Roma non è mai stato una semplice questione di contratti o di gol, ma un affare di cuore. Ospite del podcast di Radio Romanista, “S.R.Q.R – Sono Romanisti E Quasi Romani”, l’ex attaccante è tornato a sfogliare l’album dei ricordi, regalando aneddoti che spiegano perché, a distanza di decenni, sia ancora considerato un simbolo.
Per Rizzitelli, il derby contro la Lazio non è mai stata una partita come le altre. Sin dal ritiro estivo, i tifosi gli ricordavano la data della stracittadina, un clima che il calciatore assorbì al punto da condizionare la sua vita privata. “La settimana prima del derby, mia moglie andava a dormire in un’altra stanza” ha svelato divertito. “Nel sonno davo gomitate e calciavo come se fossi in campo. Era una pazzia, ma positiva”.
Il culmine di questa tensione fu il gol nel derby della stagione ’91-92. Un colpo di testa impossibile su un pallone a campanile di Haessler: “Non so chi mi diede la forza di staccare più in alto di Bergodi. Quella palla l’ho colpita io, ma a spingerla in porta sono stati tutti i tifosi della Sud. Ragionavo da tifoso: pensavo solo che, grazie a quel gol, il giorno dopo i nostri ragazzi avrebbero girato per la città senza subire sfottò“.
Rizzitelli, lo scontro con Mazzone e l’addio forzato
Non tutto però è stato idilliaco. Il racconto di Rizzitelli si fa amaro quando ripercorre la stagione ’93-94 e l’arrivo di Carletto Mazzone. Un rapporto, quello con il tecnico, nato sotto una cattiva stella a causa di pregiudizi esterni: “Qualcuno gli disse cose negative sul gruppo storico. Pensava che io e altri decidessimo le formazioni. Gli chiedemmo di giudicare con i suoi occhi, ma non ci fu verso”.
La rottura definitiva avvenne proprio prima di un derby, quando Rizzitelli, dopo aver accelerato il recupero da un infortunio, fu escluso dai convocati. “Persi la testa e venni messo fuori rosa“. Nonostante l’intervento del presidente Franco Sensi, che impose una tregua per il bene della Roma portando la squadra a sfiorare la qualificazione UEFA, il legame era ormai compromesso. “Andarsene fu una scelta di grandissima sofferenza, una coltellata che mi fa ancora male. Con Carletto ci siamo chiariti anni dopo, era una persona simpatica, ma quell’anno proprio non voleva capire“.




