Stratega Gasperini: El Aynaoui + Venturino, ecco come ha decriptato Nicola

Dopo un primo tempo complicatissimo, Gasp e la Roma hanno piazzato uno scatto Champions importante grazie ad alcune scelte decisive. L'analisi

Roma-Cremonese: Gasperini

Lenta e prevedibile nel primo tempo. Efficace e per larghi tratti straripante nella ripresa. La Roma dai due volti, quasi diametralmente opposti, è riuscita a raccogliere dal piatto dell’Olimpico tutto il bottino con i resti, agganciando il Napoli al terzo posto e lanciando un altro segnalo chiaro a chi sta rincorrendo la Champions.

Lo ha fatto in una gara oggettivamente difficile, perché in Serie A sicuramente il livello tecnico generale è decisamente inferiore a quello di dieci-quindici anni fa, ma sul piano tattico i tecnici italiani si confermano sempre i più preparati. Soprattutto in un fondamentale: impedire all’avversario di esprimersi al 100% delle sue potenzialità.

Il calcio, nella resa finale è dei giocatori e l’imprevedibilità di una giocata del singolo, quasi sempre può sparigliare uno spartito preparato ad arte durante la settimana, ma ieri sera Nicola nel primo tempo era riuscito ad imbrigliare quasi totalmente la Roma.

Evan Ndicka, Gianluca Mancini, Roma-Cremonense

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La Cremonese all’Olimpico ha costruito la sua strenua resistenza nella prima frazione su due fattori: fisicità e costanti raddoppi su mezzali, trequartista e centravanti della Roma. Un 5-4-1 stretto, con Bonazzoli basso sulla linea mediana a creare densità dalla parte di Wesley-Pellegrini, i tre centrocampisti costantemente propensi a schermare Malen (a tratti anche triplicato) e ad evitare gli inserimenti in area dei mediani giallorossi. Fasce bloccate, pochissime opportunità per affondare.

Serviva un guizzo, un’intuizione. Per questo ad inizio ripresa Gasp ha mandato subito a scaldarsi El Aynaoui. Per chi il calcio lo osserva dagli spalti, la prima idea poteva essere una punta in più. Quasi tutti immaginavano una chance per Vaz, da avvicinare a Malen in area per generare qualche opportunità, invece chi il calcio lo pratica e lo pensa da 40 anni è ovvio che abbia letture diverse.

Da straordinario stratega, il tecnico di Grugliasco, ha inserito il marocchino affidandogli un doppio compito: costruttore sul centro-sinistra con Ndicka centrale e Mancini sul centro-destra in fase di possesso; mediano vicino a Konè in fase di riconquista palla. L’impatto è stato subito evidente: la Roma comincia a recuperare con più celerità il pallone e piano piano schiaccia la Cremonese nei suoi ultimi trenta metri di campo.

La seconda mossa, necessaria e susseguente è Venturino: il giovane esterno genoano è ambidestro e Gasp prima del cambio lo catechizza per cinque minuti. Al suo subentro si prende la fascia destra, lavorando in ampiezza con l’obiettivo di creare scompiglio e superiorità numerica.

La Roma, è dunque ridisegnata rapidamente su un 4-2-3-1, con Cristante incursore, Pellegrini a sinistra poi sostituito da Pisilli che è il terzo fattore decisivo di serata. La sua intensità e quel magnetismo che lo attrae con naturalezza in area di rigore, diventa elemento decisivo per l’ultima spallata di serata.

I giallorossi sbloccano e raddoppiano su calcio piazzato è vero, ma producono calcio offensivo e occasioni a grappoli indossando finalmente il vestito più gradito a Gasp: quello della squadra che quasi come un serpente immobilizza, poi stritola pian piano l’avversario e infine lo ingerisce.

Ne giova anche Malen: troppo isolato nel primo tempo, costantemente dentro la manovra offensiva nella ripresa, anche senza gol. I compagni lo trovano, lo cercano e lui risponde con giocate di qualità superiore.

Quando Nicola si accorge che serve qualcosa di diverso la Roma è quasi sul 3-0. Troppo tardi, ma pochissimo avrebbe potuto fare. Poi ci sono come detto i calciatori, come Svilar, che per 80 minuti si gode il match in serenità e a freddo è costretto ad una grande uscita su Vardy. I campioni, d’altronde sono questi.

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