Dan e Ryan hanno già capito cosa sia la Roma

I nuovi proprietari stanno già scoprendo tutte le contraddizioni della nostra meravigliosa tifoseria

Abbiamo raccontato, scritto e osservato, senza dubbio da un punto di vista privilegiato, l’evolversi della situazione societaria legata alla nostra amata AS Roma.
Abbiamo analizzato comunicati, studiato i più complessi meccanismi che si legavano a concetti astratti come “due diligence” o “delisting”, abbiamo fatto tutto quello che il nostro lavoro ci imponeva di fare.

Lo abbiamo fatto sorretti anche da quel malessere diffuso che le nostre finestre sul mondo social ci avevano permesso di cogliere: la netta sensazione che qualcosa si fosse esaurito, che un capitolo della nostra vita a tinte giallorosse fosse arrivato ad un vicolo cieco, senza più vie d’uscite, nemmeno un’azzardata retromarcia.

Era ora di voltare pagina, andare avanti, comprare una bella penna, un quaderno bianco e ripartire, non proprio da zero ma ripartire. Dan e Ryan Fredkin hanno acquistato una penna da 591 milioni di euro, una penna affascinante, con tanti difetti ma che da sempre noi consideriamo la più bella del mondo, in grado di dipingere e dar vita alle nostre emozioni come nessuno mai.

E così Dan e Ryan, in un caldo agosto capitolino, hanno preso in mano la Roma e hanno iniziato concretamente a pensare come tutte le loro riflessioni, valutazioni e progetti potessero prendere corpo, come tramutare in concetti e interventi diretti quelle idee sulla carta vincenti, volte a svegliare quel Gigante buono che ora, sopito, attende una formula magica per tornare a far paura.

Quello che forse non si aspettavano che ad accoglierli non ci fosse un popolo che ribolliva di passione e impazienza, ma una tifoseria in parte rassegnata, incattivita, stufa di considerare il concetto di plusvalenza un obiettivo da raggiungere e desiderosa di tornare a vivere di sogni. Ma quelli no, non sono fatti della stessa sostanza delle nuvole. Quelli vanno costruiti, con costanza, impegno e qualche sacrificio. Vanno attesi, aiutati e cullati, fino a renderli reali.

Dan e Ryan Friedkin si sono subito confrontati con la folle dicotomia della nostra piazza, prodotto figlio di contaminazioni e concetti dei quali la famiglia californiana non deve rispondere.

Il popolo gli ha chiesto di lavorare bene e in maniera efficace, ma rapidamente si sono scontrati con il ritornello: “Ma perché non parlano? Manco un’intervista, un video, una foto con la sciarpa…niente”?
Il popolo gli ha chiesto di tornare ad essere competitivi, senza più dover pensare al bilancio con ansia e terrore.
Ma sui social fioccavano solo: “Karsdorp con Gasperini farà scintille! E adesso senza Kolarov chi metterà gli attributi in campo? Ma Fonseca lo tengono perché non hanno tempo o sono convinti?”.
Il popolo gli ha chiesto di vincere, di superare la gestione precedente soprattutto nel numero di trofei vinti, ma l’unico messaggio reale che è stato recapitato è relativo al cambio dello stemma.
Il popolo ha chiesto un management forte, strutturato e competente, in grado di guidare la Roma attraverso una serie senza fine di successi, ma l’unica notizia che attendono in molti è che possano prendere un caffè con Totti o che la “Hall of Fame” trovi un posto a Trigoria.
Infine, editoriali e articoli vari hanno già avuto modo di consigliarli, indicargli la via e rimproverargli errori “già fatti”.

Mille sfumature di una piazza innamorata ma confusa e ferita, che rischia di far pagare a Dan e Ryan colpe non loro.
Avranno bisogno di tempo, di passione, di avere un feedback sincero di quello che è la Roma e di quello che la Roma significa per noi.
Come quando invitiamo qualcuno a casa, l’idea è sempre di farla trovare in ordine, pulita e profumata, sperando che, per il poco che sono nostri ospiti, possano sentirsi a loro agio.
Raccontiamogli allora la Roma che vorremmo, ma con l’animo speranzoso e non pieno di rancore o impaurito da promesse non mantenute ormai passate.
Adesso la Roma è nelle loro mani, quelle di Dan e Ryan. Guidiamole nella maniera giusta. 
Nella prima uscita hanno parlato di famiglia.
Comportiamoci di conseguenza: torniamo ad essere una famiglia. Un tempo lo eravamo, come poche ce ne sono al mondo.

Forza Roma.

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2 Commenti
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FABIO DE CHIARA
6 anni fa

Non sono stati retorici ma forse hanno capito cosa e ci aspettiamo, e come concludi l’articolo che la Roma e’ una grande famiglia di cui ce ne vogliamo riappriopiare. Sempre forza Roma

Alfredo
6 anni fa

????

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