Flavio Cobolli sta vivendo settimane che non dimenticherĆ facilmente. Nel cammino dellāItalia in questa Coppa Davis il suo nome ĆØ diventato uno dei più citati, e ora il ventitreenne romano si prepara alla semifinale contro il Belgio con la determinazione di chi sa di avere tra le mani unāoccasione importante.
Non è la prima volta che Cobolli si ritrova davanti a un bivio decisivo. Lo scorso luglio, a Wimbledon, aveva già assaggiato il peso delle grandi sfide affrontando nei quarti nientemeno che Novak Djokovic. Una partita che, prima ancora di iniziare, gli aveva messo addosso tutta la tensione del mondo. E proprio lì, tra dubbi e adrenalina, spuntò una figura insospettabile: Claudio Ranieri.
La chiamata tra Cobolli e Ranieri: cosa gli chiese
Tifosissimo della Roma, Cobolli qualche mese prima si era presentato allāaeroporto con sciarpa giallorossa per salutare il ritorno di Ranieri dopo lāesonero di Juric. Da quel gesto nacque un legame, o almeno unāapertura. CosƬ, la sera prima di Wimbledon, il padre del tennista ā intuendo il panico del figlio ā decide chiamare lāallenatore capace di portare il Leicester al miracolo Premier League.
āCome faccio a entrare domani su quel campo? A giocare contro Djokovic?ā, aveva chiesto Cobolli padre. E Ranieri, dallāaltra parte del telefono, si prese il tempo per raccontargli cosa significa affrontare lāimpossibile restando lucidi, umili e coraggiosi. Alla fine, lāimpresa sullāerba londinese non arrivò. Ma Cobolli ne uscƬ con una partita straordinaria e una consapevolezza nuova.




