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Il Messaggero, “Bomba contro gli ultrà laziali: «Una vendetta dei romanisti»”

Secondo le indagini, il movente dell’esplosione presso la sede del gruppo laziale Irriducibili sarebbe da ricondurre non solo alla fede sportiva, ma anche politica

Dopo lo scoppio dell’ordigno presso la sede del gruppo laziale “Irriducibili” in via Amulio 47, gli inquirenti indagano sulla possibile pista politica. Lo storico gruppo biancazzurro, notoriamente di estrema destra, sarebbe stato colpito da un attacco scaturito non solo dalla differente fede calcistica, ma anche dall’opposta fazione politica. Nell’ambito della stracittadina infatti esistono gruppi storici della tifoseria giallorossa, nati negli anni Settanta, dall’identità lontana, e opposta, dalle idee degli Irriducibili.

Nelle scorse ore si era espresso duramente sull’accaduto il leader degli Irriducibili, Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik. “Questi atti intimidatori non fermano la nostra voglia di essere Irriducibili”, aveva detto il numero uno degli ultras biancocelesti aggiungendo che il movente sarebbe da ricondurre, per logica come lui stesso affermava, a un gesto politico. Pochi giorni prima dell’esplosione a Milano, alla vigilia del 25 aprile e poco prima del fischio d’inizio della finale di Coppa Italia fra Lazio e Milan, uno striscione era stato esposto a piazzale Loreto che recitava “Onore a Benito Mussolini”. Da quell’episodio scaturirono otto misure di allontanamento dagli stadi (Daspo) disposte dal questore meneghino Sergio Bracco e indirizzate ad altrettanti membri degli Irriducibili. A decidere se sia stata questa la fattispecie che potrebbe aver acceso la miccia del confronto su un terreno più politico che calcistico, anche perché a poca distanza di tempo dall’esplosione di via Amulio, saranno i tutori del fascicolo: il procuratore aggiunto Francesco Caporale e il sostituto Eugenio Albamonte. Domani alle 15:00 intanto la sede di via Amulio ospiterà un sit-in degli Irriducibili.

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