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Il VAR a gentile richiesta: al calcio italiano piace l’idea

L’Italia in prima linea per la richiesta della moviola da parte di capitani o allenatori

Nel tennis si chiama Challenge e ha messo d’accordo quasi tutti. Come nella pallavolo e negli altri sport in cui l’intervento della moviola può essere chiesto direttamente dai protagonisti in campo. Nel calcio no, non ancora almeno. Ma dopo il turno infrasettimanale da incubo il VAR, così com’è, è tornato in discussione. Dare ai capitani, o agli allenatori, il diritto di chiedere la revisione delle azioni dubbie. Su questo punto l’Italia è in prima linea con una proposta analoga presentata in via informale tempo fa alla FIFA, e all’IFAB (il board che custodisce il regolamento del calcio).

Il VAR “su richiesta” è un’ipotesi tutta italiana, ma nessuno si espone apertamente: se gli arbitri non ne sono entusiasti, la Federcalcio in futuro potrebbe attuare meccanismi per vagliarne pro e contro. I maggiori sostenitori sono i presidenti della Serie A, attratti dall’idea di avere un ruolo nell’utilizzo della tecnologia. Così nasce lo sfogo mercoledì sera del numero uno del Napoli, Aurelio De Laurentiis, dopo che l’arbitro Giacomelli ha ignorato un placcaggio in area dell’atalantino Kjaer ai danni di Llorente, da cui è scaturito il pareggio dell’Atalanta al San Paolo.

Episodio vivisezionato da tutte le tv ma che il direttore di gara ha rivisto solo nello spogliatoio sul proprio telefonino, non in campo. In realtà l’unico errore certificato della giornata di campionato è stata l’espulsione del romanista Fazio a Udine, visto che sull’episodio di Napoli pesa un fallo in attacco. Ma negli occhi di tutti resta un mercoledì nero. E se il rivedere gli episodi non avrebbe cambiato l’orientamento dei fischietti, magari avrebbe rasserenato Ancelotti (fermato per un turno dopo essere entrato in campo per calmare i suoi). Lo scrive La Repubblica.

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