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Pastore, un fantasma da 13 milioni l’anno. Sarà rescissione?

 Tredici milioni l’anno moltiplicati per cinque stagioni, totale circa 65 milioni di euro.

Per avere in cambio cosa? Praticamente il nulla. Ormai si può dire: Javier Pastore è uno degli acquisti riusciti peggio nella storia della Roma, un investimento fatto dall’ex diesse Monchi che non sta ripagando le attese. Anzi, sta diventando un vero e proprio fardello per il presente e il futuro.

Ricapitolando, l’argentino è stato acquistato nell’estate 2018 dal Psg per 24,6 milioni di euro, ai quali va aggiunto un milione di euro pagato all’agente come commissione. La quota di ammortamento annuo del cartellino – alla quale si somma anche il rateo della commissione al procuratore – è quindi di 5,1 milioni a stagione. Oltre a questo costo si deve considerare lo stipendio lordo del Flaco, uno dei più alti della squadra e dell’intera Serie A, pari a circa 8 milioni di euro (dato stimato e non ufficiale) più premi. Ecco come si arriva ai 13 milioni – arrotondati al ribasso – che ogni anno pesano nel bilancio giallorosso per avere un giocatore che è diventato quasi un fantasma. Ed è diventato impossibile da rivendere, col suo contratto garantito fino al 2023.

Pastore non è stato convocato neppure per la gara in casa dell’Atalanta, a causa del persistere di un dolore all’anca. L’infortunio del fantasista è cronico e non gli consente di allenarsi per più di due giorni senza poi doversi fermare. Il fastidio non è scomparso neppure dopo che l’edema osseo – infortunio non molto comune tra i calciatori – sembrava essersi finalmente riassorbito, tanto che il Flaco ha giocato i minuti finali del derby. Salvo poi risparire. Se nelle ultime due gare era andato almeno in panchina, stavolta neppure viaggia con i compagni a Bergamo.

L’ultima partita da titolare è del 10 novembre a Parma. In tutto ha messo insieme 13 presenze stagionali, di cui otto dal prima minuto, raggiungendo però appena 725 minuti trascorsi in campo. Da quando è arrivato alla Roma il conteggio delle gare giocate arriva appena a 30, sette in meno di quante ne aveva messe insieme nell’ultimo anno in Francia. Quindi no, Pastore non è arrivato “rotto” pur avendo avuto diversi problemi muscolari in passato. La sparizione totale è iniziata nella Capitale. Ed è solo uno dei tanti casi misteriosi di una squadra che andrebbe studiata. Perché ad oggi una spiegazione non c’è. E l’unica via per separarsi da Pastore sembra quella della rescissione contrattuale. Lo scrive Il Tempo.

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