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Pruzzo: “Serie A? La gente ha altro a cui pensare. Uno scudetto lo buttammo, un altro ce lo rubarono”

Parla “O Rey di Crocefieschi”

L’ex attaccante giallorosso, Roberto Pruzzo, ha rilasciato una lunga intervista a “Il Corriere dello Sport”. Ecco le sue parole:

Come vivi questa situazione?
E’ una novità assoluta per me. La mancanza di libertà. Non avere la possibilità di muoversi ha un peso enorme, bisogna fare i conti con il periodo più difficile dal dopoguerra.

Ora il calcio può ripartire?
Io credo che ci sarà la necessità di rivedere i parametri, prevedere un ridimensionamento iniziale. Le categorie inferiori saranno quelle che avranno più difficoltà, quelle che conosco meglio, dove ci sono persone che per passione facevano sforzi clamorosi per gestire una squadra. Il 30%-40% non sarà un grado di ripartire, a meno che non ci sia un supporto, che non so da dove possa arrivare.

Il campionato dovrebbe ricominciare?
Io sono dell’idea che prima di andare a salvare questo campionato non bisogna rischiare di compromettere il prossimo, ma capisco che ci sono tante necessità e interessi.

Alla Roma i tifosi si aspettavano il cambio di proprietà, ma ora è tutto fermo…
C’era attesa nella speranza che ci potesse essere una svolta, un cambio di prospettivà, una presenza maggiore. Credo che al di là del business il tifoso vuole avere la garanzia di avere una grande squadra. Con Pallotta non sempre è stato possibile. Poi c’è di mezzo il Fair Play Finanziario, ma una nuova proprietà deve puntare a questo, provare a vincere in una città come Roma.

Tu ci sei riuscito con Viola presidente…
Non è facile ritrovare un personaggio così. Ai miei tempi non c’era grande disponibilità di soldi, Viola è stato lungimirante. Prima da Roma in giù arrivavano grandi giocatori solo a fine carriera. Il mio acquisto diede la svolta, non so quanto voluta, cercata, ma ha dato il là.

Con Viola avevi un rapporto speciale…
Parlavo direttamente con lui, ero entrato nelle sue grazie e non era da tutti. Ho avuto la fortuna nei rapporti, con lui e con Liedholm, ero un privilegiato.

Liedholm ha saputo tirar fuori da te il meglio…
Non c’è dubbio. Il primo giorno che l’ho visto pensavo che mi conoscesse da sempre. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui.

Agostino Di Bartolomei aveva grande personalità…
Ho un ricordo bellissimo, avevamo la stessa età quando arrivai a Roma, poi c’erano giocatori più esperti come Santarini, De Sisti e Paolo Conti. Noi eravamo gli emergenti. E’ sempre rimasto uguale, un ragazzo per bene, un grande professionista, un amico. Esternava raramente la sua bontà d’animo.

In quella Roma c’era un altro grande leader, Falcao…
Quel rigore gli restera nella pelle tutta la vita (ride, ndr). La verità di quella finale di Coppa dei Campioni finita ai rigori non la saprà mai nessuno. Hanno scaricato le responsabilità anche su di me, che ero stato sostituito.

Tu lasciasti il campo per problemi intestinali dopo un’ora di gioco e dopo aver segnato alla fine del primo tempo…
Sono state dette tante cavolate. Mi ricordo benissimo che qualche minuto prima di fare gol un difensore arrivando da dietro, mi colpì con la punta dello scarpino le parti basse. Non sono più riuscito a respirare regolarmente.

E’ rimasta una delle pagine più triste della storia della Roma…
Un secondo scudetto lo buttammo via noi e un altro ce lo rubarono.

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