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Ibanez: “Ora penso solo a lavorare e ad impegnarmi di più”

Parla il numero 41 giallorosso: “Ora è il momento di sfruttare tutto l’impegno che c’è stato per arrivare fin qui, questa sequenza di partite giocate è stato come un premio”

Roger Ibanez, che dal post lockdown è diventato uno dei calciatori fondamentali nella Roma di Fonseca, ha parlato di se stesso, della sua famiglia e della sua passione per il calcio a One9 Content. Alla conversazione ha partecipato anche il padre del numero 41 giallorosso. Ecco le loro dichiarazioni…

Ibanez:  “Sin da bambino mio padre usciva sempre per giocare a calcio ed io stavo sempre dietro, andavo con lui. Poi quando avevo 12 anni ho iniziato a seguirlo in ogni partita con la sua squadra che faceva e quando c’era il fischio finale io e gli altri figli dei giocatori correvamo in campo per cominciare a giocare“.

Padre: “Lui è nato con il pallone, ce lo aveva nel sangue. Lui viveva di calcio, giorno e notte, dormiva con il pallone in mano, estroverso, sempre allegro”.

Ibanez: “Mio padre mi aiutato molo a crescere umanamente. Io sono uscito presto di casa, prima dei 17 anni, e quando l’ho fatto sembravo già pronto a tutto grazie a quello che lui mi aveva insegnato”.

Padre: “Non immaginavo che riuscisse a raggiungere questi livelli, ma è un’allegria oggi vederlo così. Una grandissima soddisfazione”.

Ibanez: “Avevo il sogno di arrivare in un club grande, ma non pensavo così presto”.

Padre: “Il mio sogno più grande è vederlo in una nazionale principale. Già è arrivato all’Under 20, prima all’Under 23, piano piano…”.

Ibanez: “Il prossimo passo è arrivare alla nazionale maggiore. Ora penso solo a lavorare e ad impegnarmi di più. Appena sono arrivato a Roma è iniziata la quarantena, è stata un po’ dura, ma con l’aiuto di mio padre e della mia fidanzata la situazione è stata tranquilla. Mi allenavo in casa, seguivo i consigli dello staff del mister e pian piano è arrivata la possibilità di giocare. Ora è il momento di sfruttare tutto l’impegno che c’è stato per arrivare fin qui, questa sequenza di partite giocate è stato come un premio. In questo periodo ho saputo anche di diventare padre. Stavo vedendo un film quando ho sentito la mia ragazza piangere di gioia in bagno, con in mano il test. Dico a mia figlia che non vedo l’ora di prenderla in braccio, era la cosa che più avevo bisogno”.

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