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Balzaretti: “L’intuizione per il talento di Sabatini è straordinaria, Monchi più analitico”

Federico Balzaretti mette a confronto i due ds con i quali ha lavorato a Roma

Intervenuto ai microfoni di Radio Radio, Federico Balzaretti ha parlato della sua esperienza a Roma sia come calciatore che come dirigente. Queste le sue parole:

In merito alle voci circolate in questi giorni, secondo cui la Roma aveva avuto anni fa la possibilità di acquistare il numero 9 del Borussia Dortmund Halaand.
“Halaand era stato promesso alla Roma, abbiamo parlato tante volte con il papà e l’entourage. Ma credo non abbia scelto la Roma, come la Juventus, per un percorso tecnico. Lui scelse di andare a Salisburgo per una scelta personale. In Italia magari avrebbe avuto più difficoltà all’inizio. Lì in Austria invece avrebbe avuto possibilità di giocare subito. E si è visto anche nella scelta del Borussia Dortmund dopo il Salisburgo, andando in una squadra forte si ma non il top assoluto, per continuare a crescere. Ora sembra pronto per il salto finale e definitivo”.

Sulla finale di Coppa Italia del 2013.
“Il derby perso in finale di coppa Italia è stata la più brutta partita della mia carriera, la mia più brutta esperienza in carriera. Anche mia moglie e le mie figlie si ricordano di quanto fossi stato male quel giorno”.

Sull’affetto dei tifosi.
“Sono contento di essere rimasto molto nel cuore dei tifosi giallorossi, nonostante non sia riuscito a dare quel che avrei voluto o potuto. Soprattutto nel secondo anno, dove avevo iniziato molto bene, ma dopo l’infortunio subito non sono più riuscito ad esprimermi”.

Su Roger Ibanez
“Ha potenzialità eccezionali, ha velocità e capacità tecniche di recupero sul campo lungo, ma non ha uno spiccato senso di pericolosità. Leggevo un’intervista di Chiellini qualche giorno fa e diceva che il difensore deve essere pessimista. Ibanez deve assolutamente migliorare, l’errore lo fa. Una delle cose più importanti per un difensore è la concentrazione per 90 minuti, è una cosa che deve migliorare”

Sabatini gli chiede del gol nel derby.
“Sabatini è il mio papà calcistico, non ho mai lavorato con un direttore sportivo per così tanti anni, anche Ricky Massara. Il primo anno alla Roma è stato difficile. Ho voluto fortemente la Roma per la piazza e perché mi era sempre piaciuta la curva, anche per la difficoltà di mettersi in discussione. Quell’anno lì avevo tante opportunità in Italia e all’estero ma ho scelto la Roma perché ci ho creduto fortemente. Nel primo anno ho avuto alti e bassi, non ho reso per quello che dovevo. Sono molto sensibile, tutta la sofferenza mista a gioia è venuta fuori col gol al derby”

Sulle differenze tra Sabatini e Monchi.
“La capacità di conoscere il talento, quella intuizione, è straordinaria. È qualcosa di clamoroso e paradossale. Una capacità di riconoscere il talento di Sabatini è unica. Il metodo di Monchi era più analitico, era molto più bravo di Walter nella organizzazione, nella parte più aziendale. Walter aveva un modo più estroso di approcciarsi al lavoro. Nzonzi non rientra negli errori dello scouting Monchi, era un giocatore campione del mondo. Non era un giocatore da scoprire. Preso dopo che a Siviglia avevano vinto insieme numerosi trofei. Chiaramente non si è ambientato a Roma, ma può capitare nel calcio”.

 

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