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El Shaarawy, da alternativa a tuttofare: l’evoluzione del Faraone che ha stregato Mou

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Ad inizio stagione era considerato un’alternativa, ora Mourinho lo porta come esempio per sacrificio, dedizione e qualità

Stephan El Shaarawy è uno dei calciatori della rosa della Roma ai quali i tifosi giallorossi sono più affezionati. Non è un mistero che quando El Sha scelse la Cina, in città c’era un’aria malinconica e un filo di tristezza nel salutare un giocatore forse mai considerato “top”, ma che in diverse occasioni ha fatto impazzire i tifosi con notti da sogno. Come, ad esempio, la prima volta con la maglia della Roma, il 31 gennaio 2016, quando contro il Frosinone all’Olimpico si inventò uno splendido gol di tacco che permise alla Roma dello Spalletti bis di battere i ciociari e rilanciarsi verso l’Europa dei grandi. O nell’indimenticabile serata di Champions League, sempre all’Olimpico il 31 ottobre 2017, contro il Chelsea di Conte, quando il Faraone, con una doppietta, annientò la difesa Blues e regalò una gioia indimenticabile ai suoi tifosi.

Arrivato nella Capitale il 26 gennaio del 2016, e tornato quasi un anno fa dopo l’infelice esperienza cinese, il Faraone ha collezionato in maglia giallorossa ben 171 presenze e 41 gol. Con Spalletti, tecnico con il quale probabilmente ha espresso il meglio di sé (soprattutto nella prima mezza stagione), così come con Di Francesco, si è sempre alternato con Perotti sulla corsia di sinistra, sacrificandosi, in qualche rara occasione, a giocare anche a destra. La sua migliore stagione a livello realizzativo è stata l’ultima prima dell’addio: nel 2018/2019, infatti, segnò bel 11 gol in 28 presenze in Serie A, numeri davvero importanti per un esterno d’attacco.

Il suo ritorno alla Roma era stato con entusiasmo dai tifosi, ma soprattutto da lui, che aveva visto già in estate l’opportunità di riabbracciare i colori giallorossi, salvo poi dover rimandare il trasferimento a gennaio causa tempistiche ristrette. A livello tecnico, però, non sono certamente stati mesi brillanti i primi del 2021 per il Faraone. Complice un ritardo di condizione dovuto alla lunga inattività in Cina, la positività al Covid con il quale era atterrato nella Capitale, e un modulo, quello adottato da Fonseca, che non lo favoriva particolarmente. El Shaarawy fino a giugno era sembrato un corpo estraneo alla Roma, ma soprattutto lontano dai ritmi partita del calcio europeo. Soltanto 2 le reti firmate dal 92: quella in Europa League contro lo Shakhtar, e quella contro lo Spezia all’ultima giornata, che diede il via alla rimonta dei giallorossi, utile alla qualificazione in Conference League.

Con l’arrivo di Mourinho e il ritorno al 4-2-3-1, modulo che lo valorizza permettendogli di agire più largo e di rientrare sul destro per calciare, c’era la speranza di una stagione da protagonista, ma di dubbi sul rendimento di El Shaarawy ce n’erano eccome, e non solo tra tifosi e addetti ai lavori. “L’anno scorso aveva avuto alti e bassi, problemi fisici e di adattamento ad alta intensità. Dopo la Cina non ha avuto continuità”, ha detto Mourinho ieri in conferenza stampa. Ammettendo come, almeno inizialmente, non reputava il Faraone uno dei punti fermi della sua Roma, ma un’alternativa (comunque di livello) da inserire a gara in corso. Con lo Special One, infatti, non parte titolare: nelle prime gare ufficiali colleziona appena 37 minuti in 4 partite, meno di un tempo di gioco, segnando anche un gol nel playoff di ritorno contro il Trabzonspor. La prima svolta, che ha fatto scattare qualcosa nella sua testa, arriva alla terza giornata contro il Sassuolo. È la millesima di Mou, e il portoghese vuole vincere a tutti i costi, anche se in settimana aveva minimizzato sull’importanza di questo match per lui. Sul punteggio di 1-1 la Roma fatica, e il Sassuolo risponde colpo su colpo alle azioni offensive giallorosse, sfiorando diverse volte il gol del vantaggio. A venti dalla fine Mou lo manda in campo, e nel recupero Stephan gli regala una gioia indimenticabile, realizzando un gol fantastico, in pieno stile El Shaarawy.Destro a giro imparabile che fa scattare il portoghese con una corsa sfrenata sotto la Sud per festeggiare la vittoria della Roma, nel giorno delle mille panchine in carriera.

Quel gol meraviglioso, però, non gli permette di riprendersi il posto da titolare. Il Faraone si gioca bene le sue carte in Conference League, dove segna nelle prime due gare del girone contro CSKA e Zorya. In campionato continua a collezionare spezzoni, giocando da titolare soltanto il derby, ma Mourinho comincia ad intravedere in lui un impegno e una dedizione che il tecnico portoghese apprezza tantissimo. Al rientro dalla sosta di ottobre, subentra a Zaniolo nel primo tempo all’Allianz contro la Juventus, giocando sulla fascia destra senza battere ciglio. Ma la vera svolta arriva il 7 novembre al Penzo di Venezia, quando Mourinho adotta per la prima volta la difesa a 3, e sceglie proprio El Shaarawy come uomo a tutta fascia sulla sinistra. Un ruolo che in carriera aveva ricoperto in rarissime occasioni, e che certamente non rientra, almeno in apparenza, nelle sue caratteristiche. La sua gara è ordinata e di sacrificio, con qualche iniziativa offensiva di qualità, che permette alla Roma di creare tanto pur perdendo la partita. Il Faraone, perciò, convince anche in quella posizione, e Mourinho, in emergenza vista la contemporanea indisponibilità di ben 3 terzini sinistri, lo ripropone in quel ruolo anche a Genova, alla ripresa del campionato. Gara sontuosa di El Shaarawy, che si distingue al minuto 71 per una chiusura a pochi metri dalla linea di porta sull’unica occasione da gol dei rossoblù. Un intervento da difensore puro, che dimostra il grande spirito di sacrificio del savonese.

“Ho sempre pensato fosse un’ala offensiva, ha avuto un’evoluzione per cui ora gioca 90 minuti e a due metri dalla linea di porta ha fatto un salvataggio sull’unica occasione del Genoa. È un El Shaarawy che non ho mai conosciuto”. Così Mourinho ieri in conferenza stampa ha elogiato la duttilità del Faraone, che sta diventando una pedina fondamentale dello scacchiere dello Special One. Quest’ultimo ora sa che può contare sul numero 92 non solo come ala offensiva di sinistra, ma anche in posizione più arretrata o addirittura dall’altro lato del campo. Questa sera El Sha insegue il gol numero 10 in Europa con la maglia giallorossa, che gli permetterebbe di entrare nella top ten dei marcatori europei della storia della Roma. Intanto, è già il secondo miglior realizzatore stagionale dei giallorossi, con 6 gol in 18 gare ufficiali, dietro solo a capitan Pellegrini. E chissà che oltre ad aver conquistato Mourinho, riuscirà a riprendersi il posto in Nazionale in vista dei (possibili) Mondiali di Qatar 2022.

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