Resta in contatto

Amarcord

Amarcord, 28 dicembre 1905: nasceva Fulvio Bernardini (FOTO/VIDEO)

Considerato uno dei più grandi talenti del calcio italiano, dopo un inizio di carriera alla Lazio si trasferì alla Roma, con cui collezionò 286 presenze

Oggi il nostro consueto appuntamento con la storia giallorossa ci porta molto lontano, a più di un secolo fa. In questo giorno, esattamente 114 anni fa, nasceva Fulvio “Fuffo” Bernardini, uno dei giocatori storici del calcio italiano e della Roma. Nato calcisticamente tra le fila della Lazio, inizia la sua carriera come portiere, per poi decidere di ricoprire il ruolo di attaccante. Dopo i primi anni in biancoceleste, nel ’26 si trasferisce all’Inter, dove avrà un ruolo determinante nella scoperta di un giovanissimo Giuseppe Meazza: sarà infatti lo stesso Bernardini a convincere l’allora tecnico nerazzurro Arpad Weisz a convocare in prima squadra il sedicenni, che da lì a poco diventerà uno dei più forti giocatori italiani di sempre. In nerazzurro siglò 27 reti in due stagioni, risultando uno dei marcatori più prolifici del campionato.

Bernardini con la casacca della Roma

Nell’estate del 1928 decide di tornare a Roma, questa volta in giallorosso: saranno gli anni della consacrazione di Bernardini, che rimarrà con i capitolini fino al 1939, indossando anche la fascia di capitano su volontà del grande Attilio Ferraris IV, storico primo leader giallorosso. Negli anni romanisti non riuscì mai a vincere l’ambito scudetto, ma la sua presenza in campo sarà determinante per permettere alla Roma di vincere le due edizioni della coppa internazionale Cappelli. Dopo anni fantastici in coppia con Ferraris IV, nel 1939 decide di salutare il popolo romanista; qualche mese dopo la squadra abbandona anche il Campo Testaccio, mettendo così fine ad un epoca storica per la squadra giallorossa. Dopo il suo addio alla Roma gioca gli ultimi anni alla MATER, ricoprendo sia il ruolo di giocatore che di allenatore. In Nazionale fu un pioniere, in quanto fu il primo giocatore romano e militante nella Lega Sud ad essere convocato in azzurro.

Nonostante ciò fu incredibilmente scartato sia ai mondiali casalinghi del 1934 che a quelli francesi del ’38 (entrambi vinti dall’Italia), in quanto l’allora ct Pozzo non riteneva il giocatore fondamentale per il progetto tecnico che aveva in mente. Proprio per questo le sue presenze in azzurro si attestano solo a 26. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, intraprese la carriera da allenatore dapprima alla Roma, dove guidò la sezione primaverile fino alla finale del Torneo di Viareggio del 1950, persa contro la Sampdoria. Dopo un brusco esonero allenò quindi la Reggina in Serie C e il Vicenza in Serie B, dal 1951 al 1953, e successivamente vinse invece lo scudetto alla guida della Fiorentina e del Bologna (prime squadre non-torinesi e non-milanesi in grado di aggiudicarsi fino ad allora i Campionati italiani di calcio nel dopoguerra) e la Coppa Italia nel 1958 con la Lazio.

Bernardini alla guida della Nazionale Italiana, nel 1975

Dopo l’esperienza con la Sampdoria, nel 1974 diventa Commissario Tecnico della Nazionale Italiana, che guiderà fino al 1977, quando venne sostituito da Enzo Bearzot. Fu, di nuovo, a Genova dal 1977 al 1979 come direttore generale della Sampdoria. Morì nel 1984 a causa di sclerosi laterale amiotrofica diagnosticatagli tre anni prima: le cause della sua morte furono note solo vent’anni dopo, in quanto all’epoca non erano ancora state ipotizzate correlazioni dell’insorgere di tale malattia con l’attività agonistica. Il suo nome resta inciso nella memoria storica romanista: alla sua memoria è infatti dedicato il Centro Sportivo di Trigoria, sede della Roma.

Lascia un commento
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI GIALLOROSSI

L'indimenticabile Ago. Romano e romanista, capitano e campione

Agostino Di Bartolomei

Il "Pluto" dei romanisti. Campione d'Italia nel 2001

Aldair

“Di Bruno solo uno e viene da Nettuno”

Bruno Conti

E' stato il ragazzo della Curva Sud in campo con la sua seconda pelle

Daniele De Rossi

Il bambino che diventò uomo, poi Capitano ed infine leggenda

Francesco Totti

IL GIOVANE CHE DIVENNE "PRINCIPE", NON AZZURRO MA GIALLOROSSO. PER SEMPRE

Giuseppe Giannini

Il "Divino" giallorosso, campione d'Italia nel 1983

Paulo Roberto Falcao

IL TEDESCO CHE VOLAVA SOTTO LA CURVA SUD

Rudi Voeller

SI PUÒ DIVENTARE UN’ICONA GIALLOROSSA SENZA ESSER NATI A ROMA. PICCHIA DURO, SEBINO!

Sebino Nela

Advertisement

Altro da Amarcord