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Stadi deserti e mezzi pieni, il mini-tetto non funziona: a febbraio si torna al 50%?

A San Siro e Roma ammessi gli stessi spettatori di Venezia: regola iniqua

Quota cinque mila spettatori non è uguale per tutti. Per qualcuno significa il deserto, per altri uno stadio mezzo pieno. Il paradosso è andato in scena in questo primo turno di campionato sotto l’insegna dell’autoriduzione della capienza scelta dalla Lega. La regola, mutuata dalla Francia (dove però è stato il governo a decidere anche se è chiaro che pure in Italia c’è stato un suggerimento più o meno esplicito), sta creando una strana situazione.

È evidente che il parametro quantitativo, preferito a quello della percentuale, ha creato una poco spiegabile disparità. Se da una parte ci si è inventati una faticosa selezione fra chi era già in possesso del biglietto, in ben quattro stadi quota 5.000è rimasta addirittura lontana: 3.805 spettatori per Venezia-Empoli, 3.843 per Sassuolo-Verona a Reggio Emilia, 2.549 a Genova per Samp-Torino e 2.559 per Salernitana-Lazio.

Il caso di Venezia è davvero singolare perché con il cambio dei limiti, la soglia è diventata più permissiva visto che la metà della capienza è leggermente inferiore ai 5mila spettatori. Ma ci si può fare anche una domanda: una misura così restrittiva potrebbe pure aver scoraggiato un potenziale pubblico che ha deciso di rimanere a casa al di là del nuovo tetto?

È chiaro che si tratta di una regola iniqua. Che ha soprattutto un valore simbolico, un segnale di sensibilità del calcio rispetto al richiamo del premier Draghi e del ministro della Salute Speranza. Un modo anche per evitare il peggio, vedi porte chiuse, un fantasma che a un certo sembrava essere il prezzo da pagare per tenere in vita il campionato.

Ma ora che si intravede qualche piccola luce nel buio degli spietati numeri della pandemia, la speranza è che si modifichi anche questa norma. C’è ancora un turno di campionato da affrontare con questa soglia, poi ci sarà la sosta per dare spazio alle qualificazioni mondiali in Sudamerica.

Si legge su La Gazzetta dello Sport.

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