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Rassegna Stampa

Mou, maledizione Bodo

Terreno stregato per lo Special One

Se la vendetta è un piatto che va mangiato freddo, non poteva esserci posto migliore della gelida Bodo, per José Mourinho, per consumarla. Invece la “nuova” Roma plasmata dallo Special One non solo non cancella l’onta del 6-1 di ottobre, ma perde ancora, stavolta con un 2-1.  Per il primo quarto d’ora sembra di assistere al remake della partita di ottobre, col Bodo che prende il controllo del centrocampo e crea subito un paio di pericoli non banali, con Saltnes e Vetlesen, spaventando Rui Patricio. Insomma, spinto da un pubblico indifferente alla storia (anche sul pareggio fischiano i rallentamenti di gioco della Roma), la partitura è uguale a quella del match del girone: pressing alto dei norvegesi e giallorossi pronti ad agire di rimessa. Tutto questo nonostante che a prendersela con il destino dovrebbe essere senz’altro più Knutsen, il quale – oltre a rimpiangere le cessioni che hanno indebolito la squadra – perde per la sfida anche Solbakken, il più talentuoso, autore di tre gol nella doppia sfida autunnale e stavolta fuori per infortunio.

Ma la lezione a Mourinho sembrerebbe servita, perché le ripartenze della Roma sono sempre più pericolose, mentre il Bodo si spegne. Così in vetrina va Mkhitaryan, che prima impegna Haikin, poi serve bene Abraham che si libera e impegna il portiere norvegese, infine triangola alla grande con Pellegrini, mandando in porta il capitano. Il Bodo comincia la ripresa nell’unico modo che conosce, cioè attaccando a testa bassa. Non è un caso che all’11’ Wembangomo si liberi per il tiro, che viene leggermente deviato da Saltnes con la schiena. Rui Patricio sembra in controllo, ma l’intervento è goffo e la palla scivola in rete: è il pari. Ma la beffa arriva al 44’: Pellegrino batte la punizione e Vetlesen segna di testa con deviazione decisiva di Vina, col portiere ancora una volta imperfetto. Gli angoli provano a tenere viva la speranza della Roma, ma i giallorossi non concludono nulla. La festa, ancora una volta, è tutta del Bodo. Lo scrive “La Gazzetta dello Sport”.

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