Resta in contatto
Sito appartenente al Network

Rassegna Stampa

Non si può fare a meno di Zaniolo

Stavolta non è una goleada. Ma che spreco, ragazzi. Il secondo regalo della Roma al Bodo è un dono dell’improntitudine

Stavolta non è una goleada. Ma che spreco, ragazzi. Il secondo regalo della Roma al Bodo è un dono dell’improntitudine. Eppure la Roma non ha demeritato, contro una squadra più modesta tecnicamente, ancorché più veloce e combattiva.

In equilibrio tattico con la difesa a tre, è riuscita a contenere sulla fasce i norvegesi con Karsdorp e Zalewski, ed ha trovato nella fantasia di Mkhitaryan e nei guizzi di Pellegrini gli spazi per colpire e portarsi in vantaggio. Avrebbe potuto anche raddoppiare, sempre con il capitano, se il bravo Haikin non avesse tolto dal sette un destro sferrato da venti metri.

Serve ora l’Olimpico, con il suo calore, per ribaltare una sconfitta che è bugiarda rispetto al valore tecnico delle due squadre, ma riflette correttamente un deficit agonistico dei giallorossi, una parte del quale certamente attribuibile al campo sintetico. Resta il fatto che la resa dei conti con gli scandinavi, preparata con molta cura da Mourinho, ha prodotto un esito opposto a quello sperato.

Non è ancora la Roma che Mou vorrebbe, non solo perché mancano i fuoriclasse con cui il tecnico è abituato a vincere, ma perché questa squadra non ha assimilato del tutto il suo carattere. A Bodo, dopo lo schiaffo tennistico autunnale, si doveva e poteva fare di più.

Un’ultima considerazione sugli assenti. La Roma vista ieri sera non può rinunciare a tentare tutto il tentabile per integrare Zaniolo e farlo protagonista. L’idea di vincere e giocare meglio senza di lui è un’illusione.

Il Corriere dello Sport 

Lascia un commento
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI GIALLOROSSI

L'indimenticabile Ago. Romano e romanista, capitano e campione

Agostino Di Bartolomei

Il "Pluto" dei romanisti. Campione d'Italia nel 2001

Aldair

“Di Bruno solo uno e viene da Nettuno”

Bruno Conti

E' stato il ragazzo della Curva Sud in campo con la sua seconda pelle

Daniele De Rossi

Il bambino che diventò uomo, poi Capitano ed infine leggenda

Francesco Totti

IL GIOVANE CHE DIVENNE "PRINCIPE", NON AZZURRO MA GIALLOROSSO. PER SEMPRE

Giuseppe Giannini

Il "Divino" giallorosso, campione d'Italia nel 1983

Paulo Roberto Falcao

IL TEDESCO CHE VOLAVA SOTTO LA CURVA SUD

Rudi Voeller

SI PUÒ DIVENTARE UN’ICONA GIALLOROSSA SENZA ESSER NATI A ROMA. PICCHIA DURO, SEBINO!

Sebino Nela

Advertisement

Altro da Rassegna Stampa