Resta in contatto
Sito appartenente al Network

Rassegna Stampa

Giocarsi tutto in una Coppa con Zaniolo (quello buono)

Prima di giovedì mai Zaniolo s’era offerto a mostrare le sue abilità, di cui nessuno aveva mai dubitato, concentrandole in pochi minuti

Quindi adesso se in un mondo alla rovescia qualcuno si chiedesse, romanescamente, “…ma che Zaniolo s’è bevuto er cervello?”, non ci sarebbe nulla da obiettare. In effetti è uno spazio eccessivo quello che separa i due Zanioli e con loro le due Rome.

Prima di giovedì sera sapevamo che i ragazzi giallorossi, specie alcuni, erano capaci di bellezze inusitate. Solo che si prestavano raramente. Adesso c’è di mezzo la serata del Bodø, che non è poca cosa.

Prima di giovedì mai Zaniolo s’era offerto a mostrare le sue abilità, di cui nessuno aveva mai dubitato, concentrandole in pochi minuti. Il tutto immerso in un sistema finalmente compiuto dall’inizio alla fine. Il punto tuttavia rimane: quanto la Roma e Zaniolo al seguito sono disposti alla continuità, che nel calcio è sinonimo di qualità?

Nonostante la sua inclinazione a mimetizzarsi e a impigrirsi, la Roma ha dimostrato di avere la qualità per tenere in piedi lo spettacolo per novanta minuti, facendosi beffe delle chiacchiere da bar delle grandi speranze (disilluse).

Napoli la Roma penserà a Oshimen ma anche a Maddison, a Dzeko ma anche a Thielemans a Milano, se Vardy non recupera. Sereni in campionato, spietati in coppa. Con uno dei due Zanioli in campo, possibilmente quello buono, cioè il giovanotto che crede soltanto nel proprio presente, e con quelle verticalizzazioni poetiche, è inutile girarci intorno: si può fare.

La Repubblica 

Lascia un commento
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI GIALLOROSSI

L'indimenticabile Ago. Romano e romanista, capitano e campione

Agostino Di Bartolomei

Il "Pluto" dei romanisti. Campione d'Italia nel 2001

Aldair

“Di Bruno solo uno e viene da Nettuno”

Bruno Conti

E' stato il ragazzo della Curva Sud in campo con la sua seconda pelle

Daniele De Rossi

Il bambino che diventò uomo, poi Capitano ed infine leggenda

Francesco Totti

IL GIOVANE CHE DIVENNE "PRINCIPE", NON AZZURRO MA GIALLOROSSO. PER SEMPRE

Giuseppe Giannini

Il "Divino" giallorosso, campione d'Italia nel 1983

Paulo Roberto Falcao

IL TEDESCO CHE VOLAVA SOTTO LA CURVA SUD

Rudi Voeller

SI PUÒ DIVENTARE UN’ICONA GIALLOROSSA SENZA ESSER NATI A ROMA. PICCHIA DURO, SEBINO!

Sebino Nela

Advertisement

Altro da Rassegna Stampa