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Turnover mirato: Gasperini prepara la sua arma in più

Almeno due-tre cambi a partita nella formazione iniziale dell’Atalanta ci sono sempre, nonostante il solo impegno a settimana

L’anno scorso lo aveva definito turnover «scientifico»: Gian Piero Gasperini, con l’impegno della Champions e poi dell’Europa League, almeno fino a metà aprile aveva gestito le forze con il bilancino di rotazioni quasi matematiche. Quest’anno è più un turnover mirato: non per stretta necessità, ma per opportunità varie. Il dato non era scontato per una stagione in cui l’Atalanta non ha la frequenza accelerata per gli appuntamenti europei, ma salvo eccezioni può tarare la sua programmazione su un solo impegno alla settimana.

Rotazioni mirate, si diceva: in linea generale il gruppo dei giocatori impiegati è stato abbastanza “bloccato”, ma questo fa parte della filosofia di base di Gasperini, che spesso sceglieuno scheletro di squadra ben definito. Poi c’è l”eccezione” che dà vita all’allargamento, teoricamente non necessario: almeno due-tre cambi a partita nella formazione iniziale ci sono sempre.

La scelta di investire presto sui nuovi acquisti ha portato il tecnico ad aumentare il turnover, perché nel frattempo non ha perso di vista il nucleo storico: dunque ha aggiunto abbastanza stabilmente Ederson appena lo ha recuperato dopo lo stop nel precampionato, ha dato non poco spazio a Lookman, e Soppy appunto a Hojlund, ma senza “perdere” il veterano Hateboer (titolare cinque volte su sei), Malinovskyi (quattro su sei), Pasalic (tre su sei) e Muriel (che è rimasto in panchina per 90’ solo una volta e in un’altra occasione era infortunato).

Si legge su La Gazzetta dello Sport.

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